Guido Rampoldi, ìla Repubblicaî 13/1/2003, 13 gennaio 2003
Una tele-guerra fanfarona e sgangherata con un prim’attore, Chavez, dalle qualità teatrali indiscutibili: «Al cospetto del presidente i suoi nemici, ancorché in tv ubiqui, sembrano figuranti malassortiti: industriali scialbi, sindacalisti troppo grassi, generali tromboni, giornalisti vacui, una querula tecnocrazia del petrolio
Una tele-guerra fanfarona e sgangherata con un prim’attore, Chavez, dalle qualità teatrali indiscutibili: «Al cospetto del presidente i suoi nemici, ancorché in tv ubiqui, sembrano figuranti malassortiti: industriali scialbi, sindacalisti troppo grassi, generali tromboni, giornalisti vacui, una querula tecnocrazia del petrolio. Chavez è un’altra cosa. Per uso sapiente delle pause, vigoria dei gesti, tono potente della voce, può ricordare un Mussolini più autentico e meno ridicolo. [...] Anch’egli ha fondato un’ideologia, il bolivarismo, di cui però nessuno ha capito i contenuti, anche se in maniera confusa parrebbe spartire con la dignità della patria e delle classi umili. Ma l’idea che sia un tiranno comunista, come sostiene l’opposizione, è un malinteso comico. Difficile immaginare un bolscevico che grida a pieni polmoni ”Cristo è il mio comandante, Signore mio e del Venezuela”» (Rampoldi).