20 gennaio 2003
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Argeles Gloria
• . Nata a Cordoba (Argentina) nel 1940. Scultrice. «Argentina italianizzata, una delle più inventive, dotate scultrici che ci siano in giro. Fino a qualche tempo fa uil suo studio era sorvegliato al suo interno, in maniera quasi permanente, da grandi, pesanti, possenti sculture in legno, che vedevo quasi sempre coperte da un lenzuolo gettato sopra la testa. Così abbrunate, sembravano quelle incisioni ottocentesche di Cesare che si copre con la toga, per non vedere il pugnale di Bruto. Ma quando erano prive del lenzuolo, dimostravano di essere esattamente quello che Gloria voleva: convitati di cui non sarebbe stato facile sbarazzarsi, che si erano impadroniti con la prepotenza di quello spazio e non lo mollavano più. Senza mettere in discussione la perizia tecnica necessaria per realizzare simili opere, non ho mai capito se Gloria le amasse veramente o le scolpisse per mostrare quello di cui era capace. Credo l’una e l’altra cosa. Ma ad un certo punto ha rischiato che queste presenze la schiacciassero, con la loro evidente prepotenza figurativa e spaziale e che finissero col rendere lo studio non più accessibile, come succede nei bar malfamati quando arrivano i poliziotti travestiti da malandrini. Per evitare questa disgrazia [...] il suo istinto le ha suggerito di passare da un estremo all’altro, dalla solidità, protervia sicurezza e consapevolezza che emanano i suoi lavori, alla leggerezza, non proprio evanescenza ma impalpabilità. Letteralmente l’ombra di quello che scolpiva prima, ma dopo averlo trasformato. Di solito questi passaggi di 180 gradi sono il sintomo di una incertezza dell’artista, che non promettono bene e che finiscono con l’eclettismo: un modo per l’artista di mascherare il proprio fallimento, a meno che non sia Picasso. Nel caso di Gloria si è trattato di una ricerca geniale, perché ha lasciato intatto tutto il complesso figurativo che si porta indietro da anni, ma nello stesso tempo lo ha completamente trasformato cambiando i materiali e passando dal legno di cirmolo o dal bronzo alle reti metalliche. Se l’arte della scultura è l’arte di cavare, con le reti il vuoto si trova già al loro interno e invece di servirsi dello scalpello, ha cominciato a maneggiare cesoie, tronchesi, piegafili, pinze e il risultato [...] è stato straordinario. Perché queste nuove opere, infinitamente più leggere, allegre, elegantissime, sono diventate anche le matrici di qualcosaltro. Gloria è anche una splendida disegnatrice a matita, in possesso di un tratto molto sottile e delicato, e quasi tutti i suoi amici hanno alcuni di questi disegni, non potendosi permettere le sculture. Ma nessuno dei suoi disegni ha il fascino di quelli che lei proietta su un muro bianco illuminando da dietro i lavori di rete, nessuno è così impalpabile e sottile, così immateriale per definizione. Partita per fuggire la pesantezza e l’eccesso di solidità, si è ritrovata dall’altro versante della fisica, quello dell’antimateria. E che altro sono queste ombre che all’inizio sembravano una trouvaille aggiuntiva, un divertimento da galleria spiritosa e che con il passare del tempo sono diventate il vero scopo del lavoro di Gloria, che non esita a deformare i personaggi costruiti con la rete, in modo che la proiezione sul muro acquisti in finezza» (Stefano Malatesta, ”la Repubblica” 24/6/2002).