Varie, 20 gennaio 2003
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ARINZE Francis
ARINZE Francis. Eziowelle (Nigeria) 1 novembre 1932. Cardinale. Genitori animisti, dopo essersi fatto prete li ha convertiti. «L’uomo che Giovanni Paolo II ha incaricato di tenere i rapporti con le altre religioni. Di grande finezza, sa trovare la parola giusta per dialogare con musulmani, indù buddisti e shintoisti. ”La Chiesa non è un club che si riunisce in San Pietro a cantare in latino. Dobbiamo cercare l’uomo dovunque, anche se non crede”» (Marco Politi, ”Il Venerdì” 19/1/2001) • «[...] africano e quindi figlio dello stesso continente di Sant’Agostino o di papa Gelasio I, sa cosa significhi il dialogo tra le religioni. Molti cristiani non cattolici discussero a lungo, nella primavera 2004, sul suo discorso alla Wake Forest University nel North Carolina: ”Non c’è una tempesta cattolica o una siccità battista, un’inflazione ebrea o una disoccupazione musulmana, una tossicodipendenza buddista o un Aids indù. La collaborazione tra fedeli di varie religioni è necessaria per ragioni teologiche quanto sociologiche”. [...] In una globalizzazione colorata dall’arcobaleno di mille credi religiosi, la sua stessa vita sembra una parabola da terzo millennio. Nasce nel 1932 a Eziowelle, in Nigeria. La sua famiglia appartiene alla fiera tribù degli Ibo, animisti tradizionali. Ma Francis si converte a nove anni in una missione irlandese e comincia abitualmente a servire messa. I suoi si offendono, ci litigano. Ma quando Francis prenderà gli ordini anche loro si convertiranno. E già da giovane prete tesse i rapporti tra cristiani ( il 52% della popolazione, i cattolici sono appena al 13%, il resto è frantumato tra protestanti e un rivolo di sette) e i musulmani, un compatto 41%. Poi il suo passo diventa internazionale: viaggi, studi a Londra. A 34 anni appena la nomina ad arcivescovo di Onitsha, la sua diocesi natale. Lì sviluppa al massimo le sue potenzialità di dialogo. Parte da un presupposto: ”La religione è una dimensione ineliminabile dalla vita umana, l’uomo è inguaribilmente religioso”. Meglio dialogare che combattersi tra chi ”naturaliter” crede in un Dio. Il suo esempio preferito: ”In Nigeria, nella stessa famiglia ci sono qualche volta un cristiano, un musulmano e qualcuno di religione tradizionale”. I suoi successi in Nigeria sono clamorosi. Giovanni Paolo II lo nomina nel 1984 alla guida del Consiglio per il dialogo interreligioso. Ci resta diciotto anni, facendosi conoscere non solo dalle diocesi cattoliche di tutto il mondo ma anche da molti esponenti di altre religioni. Diventa uno dei principali consiglieri di Wojtyla sul delicatissimo te ma. Prepara il viaggio papale in Nigeria nel 1998 proprio facendo perno sul confronto interreligioso. Assume un ruolo chiave nell’organizzazione degli incontri tra capi spirituali di Assisi. Nel 2002 arriva l’attestato più evidente della stima del Pontefice: la nomina a Prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Altro formidabile nodo, molte chiese nazionali ”traducono” a loro modo gli aspetti rituali. E qui forse va frantumato un luogo comune: Terzo Mondo non significa automaticamente area progressista della Chiesa. Arinze sa dialogare, ma sull’essenza, anche formale, del cattolicesimo è intransigente. Come Ratzinger, non confonde uno show con una messa e viceversa: amerebbe più silenzi e meno musiche roboanti, più riflessione e meno protagonismi del celebrante. un sostenitore dell’uso del latino, che padroneggia bene. Forse per questo dicono di lui che spesso sia duro, inamovibile, granitico. Poliglotta (parla anche un ottimo italiano), estroverso, una bella voce baritonale, ama viaggiare. Almeno tre volte l’anno va negli Stati Uniti dove incontra il ricco cattolico bianco Thomas Monaghan, finanziatore di cause cattoliche di stretta osservanza. Affronta spesso il tema della povertà. Ecco il suo racconto dei disperati africani che attraversano il deserto per approdare alle rive del Mediterraneo ”e lì si imbarcano come possono e chi non muore nel mare arriva a qualche sponda, senza documenti, ecco la miseria umana! Il 20% dell’umanità sfrutta l’80% dei beni della Terra. Il mondo deve sapere che due o tre fanno il ricco Epulone e tutti gli altri sono Lazzaro! Chi è ricco spesso guarda ai poveri come ai disturbatori della propria festa. Non va bene!”. I punti esclamativi non sono inventati: trasudano dal carattere dell’uomo, dotato di comunicativa innata e raffinato appeal mediatico. Nel lontano 8 maggio 1994 Arinze presiedette in San Pietro, al posto di Giovanni Paolo II che volutamente lo incaricò, il Sinodo africano. La sua gestualità ieratica ma anche benevola provocò un grande applauso. Riassumendo: comunicatore, vescovo poi uomo di Curia, conoscitore del mondo, tradizionalista senza eccessi. I numeri per un papato capace di immergersi nel nuovo millennio ci sarebbero tutti. [...]» (Paolo Conti, ”Corriere della Sera” 6/4/2005).