Varie, 16 gennaio 2003
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Mouglalis Anna
• Nantes (Francia) 26 aprile 1978. Attrice. Da noi nota soprattutto come la Patrizia di Romanzo criminale (nella versione cinematografica di Michele Placido) • «“Ha la voce di Jeanne Moreau, la forza di Anna Magnani e la presenza di Ava Gardner”, dice di lei Karl Lagerfeld. Il patron di Chanel l’ha scelta come nuova ambasciatrice della casa di moda, nel ruolo che occuparono tra le altre Inès de la Fressange, Catherine Deneuve e Carole Bouquet. Anche per questo sta diventando una stella. Sensuale, avvenente, capace di riportare sullo schermo l’eterna figura della femme fatale. […] Voce profonda, occhi felini e ruoli estremi, se necessario: prostituta in La vie nouvelle di Philippe Gandrieux, amante senza futuro e senza condizioni in Novo di Jean-Pierre Limosin. Il successo è cominciato con Grazie per la cioccolata di Claude Chabrol, dove la Mouglalis smaschera l’omicidio di una perfida Isabelle Huppert. […] È nata al Frejus e cresciuta a Nantes da madre bretone - esperta in massaggi giapponesi - e padre greco, specialista in agopuntura. “Famiglia proletaria, che ha conosciuto l’ascesa sociale”. Un fratello maggiore, una sorella più piccola. “I miei genitori mi hanno permesso tutto. Sono stati loro a incoraggiarmi all’autonomia”. A 16 anni, via da Nantes per il liceo a Parigi: fidanzato più grande, e affitto pagato da papà. Dopo la maturità, primo anno di letteratura; studentessa di giorno, modella la sera – “qualche volta, solo per confrontarmi con il mito” - e cameriera la notte, “mai più di una serata nello stesso locale, nei bar chic tra le Halles e gli Champs Elysées”. L’incontro decisivo è con uno “sbruffone” nel metrò, sedicente scrittore con pose da autore maledetto. Le passa una sceneggiatura, lei il giorno dopo lo richiama. Qualche mese di messa in scena senza successo in un piccolo e derelitto palco di rue de la Gaité, la via dei teatri, ma la scintilla è ormai accesa. “Ho deciso di lasciare l’università, la mia vita era tra gli attori”. Per tenere buono il padre deluso, gli promette di fare sul serio e prova a entrare al Conservatorio d’arte drammatica. “Mi sono preparata con calma, ripetendo la parte agli amici. Nessuno stress: se le cose non mi vengono facili lascio perdere”, ha detto a “Libération”. Supera il provino con facilità, come promesso. Un monologo della Pentesilea di Kleist le basta a battere la concorrenza di centinaia di aspiranti attori terrorizzati dalla prova. Segue i corsi, i maestri criticano la voce. “Troppo bassa, così non avrai mai un ruolo da protagonista - mi dicevano -. Volevano che imparassi a parlare usando l’ottava superiore , mi sono rifiutata”. Prima la fuga dal collegio per una tournée teatrale dalla Bretagna alla Navarra, poi le apparizioni nei film di Francis Girod e Chantal Akerman. Chabrol la nota, e le affida una parte alla pari con Isabelle Huppert e Jacques Dut ronc in Grazie per la cioccolata. Gonna a pieghe nera, calze corte bianche e ballerine: è fresca, e conturbante. Arriva la notorietà. Karl Lagerfeld è alla ricerca di una donna che sappia sostituire Carole Bouquet per rappresentare lo stile Chanel. Tra chi l’ha preceduta c’è Marilyn Monroe – “dormo con addosso solo qualche goccia di numero 5” -, il compito è impegnativo. “Anna è un insieme di chic supremo e naturalezza, raffinatezza e semplicità”, dice Lagerfeld. Lei accetta senza esitazioni. “Mi piace sognare, pensare a me stessa come a una donna idealizzata. Sono affascinata dalle star del cinema del dopoguerra, quelle donne che sapevano emozionare al loro semplice apparire, e mi piacerebbe perpetuare quello stile. Vorrei arrivare in cielo ben dritta e con un bel tailleur, piuttosto che curva e in maglione a collo alto. Detesto il lasciarsi andare, come detesto fare le cose a metà. Mi piacerebbe realizzare solo capolavori. Di sicuro, mi impegno solo in quello in cui credo […] Mi propongono troppi copioni pensati come un prodotto qualsiasi, e io amo troppo questo mestiere per accettarli. Un film, per me, deve essere immenso. Come la promessa di due amanti» (Stefano Montefiori, “Corriere della Sera” 3/1/2003).