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 2003  gennaio 16 Giovedì calendario

MARINO

MARINO Ignazio Genova 10 marzo 1955. Chirurgo. Politico. Eletto al Senato nel 2006 e 2008 (Ds, Pd). Il 25 ottobre 2009 terzo alle Primarie del Pd (dietro Pierluigi Bersani e Dario Franceschini) • «Laureato in medicina a Roma, uno dei ”cervelli” tornati in patria con grande clamore […] sperava che le cose fossero cambiate in Italia da quando se ne era andato vent’anni fa. In America è diventato l’’erede” di quel Thomas Starzl che inventò il trapianto di fegato, intervento chirurgico tra i più difficili. E poi il primo direttore straniero dell’unico centro trapianti federale americano. Lasciò tutto per organizzare a Palermo l’Ismett (Istituto Mediterraneo per i Trapianti e le Terapie ad alta specializzazione) che ora il mondo ci invidia per i record di guarigioni. Ma alla fine burocrazia e baroni hanno vinto: dal egnnaio 2003 è di nuovo negli Usa, a capo della divisione trapianti e chirurgia del fegato di una delle più prestigiose università americane, la Thomas Jefferson di Philadelphia. […] ”Nel 1996, quando si cominciò a pensare ad un centro trapianti multiorgano in Sicilia, io lavoravo negli Stati Uniti ormai da quasi dieci anni. Ho esitato all’inizio: ne avevo visti in Italia di grandi progetti iniziati per essere lasciati a metà. Speravo però di dimostrare che anche da noi si possono raggiungere ottimi livelli anche partendo da condizioni svantaggiate. Pensavo bastasse importare quel modello organizzativo e scientifico che ho imparato negli Stati Uniti e che funziona […] perché ogni medico di università o ospedale americano non può svolgere attività privata e per questo riceve compensi adeguati. Per la multidisciplinarità: nei centri trapianti americani, ad esempio, ogni paziente viene seguito contemporaneamente da tutti gli specialisti senza trasferimenti e visite supplementari. Non si spreca tempo, si migliora la qualità dell’assistenza grazie al confronto tra i vari esperti che così ampliano anche le loro competenze. In Italia la divisione degli ospedali in reparti causa disguidi, scarsa comunicazione tra i medici, difficoltà di coordinamento e minore efficacia delle terapie. Altro elemento determinante, sono le maggiori responsabilità affidate agli infermieri negli Stati Uniti […] Ci sono stati mille problemi. Problemi tecnici nel raggiungere gli standard di sicurezza e di affidabilità delle attrezzature. Abbiamo eseguito il primo trapianto di fegato a fine luglio 1999, con una temperatura esterna che sfiorava i quaranta gradi e, durante l’intervento, è saltato l’impianto di condizionamento. Un disastro, senza la temperatura giusta in sala operatoria è a rischio la salute del paziente e la funzionalità dell’organo. E per l’équipe aumenta le probabilità di errori. Me lo ricorderò per tutta la vita quel giorno […] Per assumere esperti informatici ho mandato lettere ai docenti delle facoltà siciliane perché mi segnalassero gli allievi migliori, come si fa negli Stati Uniti. Ho inviato trenta lettere e mi sono arrivate tre risposte, ma di pura cortesia, senza alcun nome […] Per fortuna c’era anche la convergenza di sforzi e di persone che credevano fortemente in questo progetto e che hanno fatto di tutto per non farlo naufragare. In primo luogo l’allora ministro Rosy Bindi e l’assessore alla sanità Alessandro Pagano, il sindaco Orlando, il cardinale Pappalardo e tante altre persone che ricoprivano ruoli chiave e rappresentavano uno stimolo oltre che una garanzia di riuscita […] Mi aspettavo che, come accade non solo in America, si sarebbe sviluppata una competizione con le altre strutture del territorio, una gara per fare meglio, con una generale spinta al miglioramento, con benefici per tutti, dei malati per primi. Tranne qualche rara eccezione, gli sforzi sono stati fatti per creare ostacoli all’Ismett, non per attivare sana competizione. E la spinta al cambiamento dell’Ismett si è ridimensionata […] L’Ismett è nato per diventare il primo centro trapianti multiorgano italiano, ma dopo le autorizzazioni per fegato e rene non sono arrivate quelle previste per cuore, polmone e intestino. Infine non capisco perché la Regione abbia continuato a pagare ”viaggi della speranza’ a tanti pazienti che potevano essere curati in Sicilia […] La mia sensazione è che in Italia nella sanità prevale la voglia di coltivare il proprio orticello: si creano reparti per fare un primario, si parcellizzano le responsabilità in modo che tutti comandino ma nessuno sia realmente responsabile, si lottizzano i posti letto. Ma ciò che più mi stupisce e che non si denunciano gli errori o le terapie sbagliate per non rischiare di offendere un altro medico, mettendo a rischio la salute di un malato e perdendo l’occasione di evitare il ripetersi degli errori in futuro”» (Arnadlo D’Amico, ”la Repubblica” 3/1/2003).