Marco Damilano, ìLíEspressoî 16/1/2003, 16 gennaio 2003
Svolte. Gavino Angius: «La sortita di Fassino segna una svolta, perché pone fine a una situazione ambigua, quella per cui a sinistra c’è sistematicamente chi giudica e chi è giudicato [
Svolte. Gavino Angius: «La sortita di Fassino segna una svolta, perché pone fine a una situazione ambigua, quella per cui a sinistra c’è sistematicamente chi giudica e chi è giudicato [...] I partiti sono un conto, i movimenti un altro: le rispettive missioni sono diverse. E soprattutto i movimenti non possono essere usati per costruire un’alternativa radicale all’attuale sinistra riformista. A Cofferati chiedo: come fa a costruire il grande Ulivo sulla base di una rottura nel suo partito, nella sinistra, nello stesso Ulivo?». [5] Fassino: «I movimenti sono importanti. Rappresentano una parte importante del nostro elettorato che era angosciato dal governo della destra e non si sentiva abbastanza rappresentato dai partiti. Sono stato il primo a interloquire con Moretti, a partecipare ai girotondi e alle manifestazioni. C’è un equivoco da chiarire: non esiste un popolo dei partiti dell’Ulivo e un popolo dei movimenti. la stessa gente, la nostra gente. La manifestazione del 14 settembre a San Giovanni l’abbiamo organizzata anche noi, con centinaia di pullman e treni. Ma partiti e movimenti non sono la stessa cosa. I partiti dell’Ulivo hanno il dovere di parlare anche con chi in piazza non ci va. [...] Bisogna convincere quelli che stanno dall’altra parte, dargli le ragioni della tua proposta. Come mi ha detto un gesuita, più che rassicurare un fedele è utile convincere un infedele. Sono d’accordo con lui».