15 gennaio 2003
Ferlicca Roberta, di anni 31. Nativa di Bolsena, impiegata presso uno studio notarile al centro di Roma, quattro anni fa s’era comprata un appartamento al secondo piano di un palazzone di Torre Maura, periferia sud est della città
Ferlicca Roberta, di anni 31. Nativa di Bolsena, impiegata presso uno studio notarile al centro di Roma, quattro anni fa s’era comprata un appartamento al secondo piano di un palazzone di Torre Maura, periferia sud est della città. Per due anni aveva vissuto lì insieme a un carabiniere. Nel maggio 2001, dopo un breve fidanzamento, ci aveva portato il suo novello sposo, Del Cimmuto Ezio, di anni 39, agente della Polizia stradale, addetto all’ufficio verbali del Comando regionale. Lei bella, lui geloso, volevano un figlio e intanto non si perdevano una riunione di condominio. Alle 13 e 20 di venerdì 3, entrambi in ferie, si misero a litigare. A un certo punto Del Cimmuto tacque. S’avvicinò alla moglie che, in vestaglia, preparava il pranzo e la colpì più volte con un coltello a punta, manico di legno, lama lunga venti centimetri. Dopo averla sgozzata salì di corsa le scale condominiali fino al terrazzo, s’affacciò sul parapetto. Ai vicini che l’osservavano disse: ”Guardate come mi ammazzo”. Poi si lanciò a volo d’angelo, le braccia spalancate, il coltello ancora in pugno. Atterrò sedici metri più in basso, su un grosso vaso ornamentale. Rantolò per qualche minuto, senza lasciare l’arma, poi spirò. In una palazzina a cinque piani in via del Fringuello, tra la via Casilina e i binari della Roma-Pantano.