Gianluca Di Feo, "Corriere della Sera" 13/1/2003 pagina 6., 13 gennaio 2003
Il Tombolo, mille ettari di costa tra Livorno e Pisa, che nel 1951 un accordo tra Washington e Roma trasformò in Camp Darby, base americana dedicata a William O
Il Tombolo, mille ettari di costa tra Livorno e Pisa, che nel 1951 un accordo tra Washington e Roma trasformò in Camp Darby, base americana dedicata a William O. Darby, generale morto in azione in Italia nel ’45. Secondo i «pirati spaziali» di GlobalSecurity.org, fondazione americana che che acquista e mette in rete foto di installazioni militari segrete scattate dai satelliti, il complesso è «il più grande arsenale Usa all’estero». Nei 125 bunker sotterranei sono custodite 20 mila tonnellate di munizioni per artiglieria, missili, razzi e bombe d’aereo con 8.100 tonnellate di esplosivo: nel ’99 la capacità dei magazzini è stata certificata per contenere 32 mila tonnellate di ordigni. Il simbolo del 31° Squadrone Munizioni, che gestisce la santabarbara, rappresenta il profilo della penisola italiana su una vecchia bomba con la miccia accesa. All’interno dell’enorme pineta, trovano posto 2.600 tra tank, blindati, jeep e camion: tra gli altri anche 35 carri armati M1 Abrams e 70 veicoli da combattimento Bradley. Tutto il materiale bellico ha un valore che si aggira attorno ai 2 miliardi di dollari. E’ da qui che provenivano quasi tutte le munizioni usate durante la "Tempesta nel Deserto" del ’91 e il 60 per cento delle bombe scagliate sulla Serbia otto anni dopo. Per la prima guerra contro l’Iraq c’è stato un traffico complessivo di 4 mila tonnellate tra bombe e granate; per la campagna in Kosovo ne sono bastate 16 mila. A Camp Darby ci sono anche enormi depositi sotterranei refrigerati per proteggere dal calore gli apparati più sofisticati destinati a caccia e bombardieri: costruiti negli anni Settanta, vennero rinforzati dieci anni dopo con lastre d’acciaio e nel maggio 2000 vennero svuotati (da 100 mila ordigni con 23 tonnellate di esplosivo ad alto potenziale) e rattoppati con piccoli robot telecomandati. Nei piazzali sono ammassatti mezzo milione di container con 11 mila stock di provviste e vestiario, di cui ci si è serviti anche per operazioni umanitarie (Kurdistan, Balcani, Africa). Punto forte della base, il canale navigabile con molo annesso che la collega al Tirreno: un’intera corazzata americana potrebbe volare fino al Kuwait senza portarsi dietro armi, biancheria, cibo. A sorvegliare tutto il complesso, pochi soldati statunitensi: 350 militari professionisti e 700 della Guardia Nazionale. Manutenzione, pulizia e manovalanza sono appaltate da aziende italiane, con 580 dipendenti: per loro esistono però zone "off limits". Ma le presenze americane si moltiplicano in estate, perché, come si legge nel depliant del Pentagono, «la spiaggia di Camp Darby offre sole, mare, giochi e relax riservati al personale autorizzato».