Varie, 15 gennaio 2003
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Galtieri Leopoldo
• Casero (Argentina) 15 luglio 1926, Buenos Aires (Argentina) 12 gennaio 2003 • «Avrebbe voluto passare alla storia come il presidente che aveva restituito all’Argentina le isole Malvinas: invece i libri lo ricordano già come l’uomo che portò il paese in una guerra assurda, e accelerò con la sua sconfitta la fine della giunta militare che guidava l’Argentina dal 1976. [...] Era uno dei simboli del regime che guidò l’Argentina fra il 1976 e il 1983: da comandante militare, fu uno dei promotori del colpo di stato che il 24 marzo del 1976 rovesciò il governo di Isabel Peron. Nei primi anni della giunta, gestì la Quinta de Funes, un famigerato centro di tortura per gli oppositori politici. Nel 1981, fu nominato presidente. L’anno dopo, stretto nella morsa della crisi economica, ordinò l’occupazione delle isole Malvine/Falkland, possedimento britannico rivendicato dall’Argentina: la guerra con la Gran Bretagna che ne scaturì portò alla morte di 600 argentini, e si concluse poco più di due mesi con un’ingloriosa sconfitta. Il 17 giugno 1982, tre giorni dopo la resa, si dimise da presidente, lasciando il posto al generale Reynaldo Bignone e aprendo la strada alle elezioni che un anno dopo riportarono il Paese alla democrazia. Nell’Argentina degli anni ’80, impegnata a fare i conti con la tragica eredità del regime militare, e con la sparizione di 30 mila oppositori, il generale finì sotto processo insieme ad altri esponenti di primo piano della giunta militare. A lui i giudici riconobbero una grossa fetta di responsabilità nella scomparsa dei neonati figli degli oppositori politici. Il generale finì in prigione solo nel 1986, e non per le sue responsabilità nella violazione dei diritti umani, ma per l’incompetenza dimostrata alla guida dell’esercito durante la guerra delle Falkland. Liberato poco dopo per le pressioni dei militari, visse in semi-clandestinità fino al luglio 2002, quando un ordine di cattura lo raggiunse di nuovo: questa volta i giudici argentini avrebbero voluto che rispondesse dell’esecuzione di gruppi di oppositori di sinistra durante gli anni più duri della dittatura, dell’occultamento dei loro corpi e della scomparsa dei loro figli. Ma all’ex presidente è mancato il tempo per spiegare» (’la Repubblica” 13/1/2003). «Terzo Presidente della dittatura instaurata con un colpo di Stato nel 1976, quando venne insediato nel 1981 si trovò tra le mani un Paese con l’economia allo sfascio, con un dilagante malcontento popolare che cominciava a farsi sentire nonostante la paura della repressione e con accuse internazionali sempre più pressanti per la scomparsa, l’uccisione e le torture inflitte dal regime a migliaia di persone. Dopo un viaggio negli Stati Uniti nei primi mesi del 1982, propose alla giunta militare di governo che presiedeva l’invasione delle isole, senza immaginare che non solo non sarebbe stata – com’era nelle sue intenzioni - la soluzione di tutti i problemi, ma che la folle avventura avrebbe segnato il principio della fine della dittatura che invece voleva perpetuare. Il 3 aprile, il giorno dopo lo sbarco, si avverò il suo sogno di un bagno di folla. Migliaia di dimostranti riempirono la storica Plaza de Mayo per osannare la sfida militare contro l’odiata Gran Bretagna. Nello stesso scenario tre giorni prima, il 30 marzo, si era svolta la prima manifestazione popolare contro il regime, duramente repressa dalla polizia. L’illusione di Galtieri, maturata secondo i suoi nemici nei fumi dell’alcol - il generale era infatti noto per gli eccessi nel bere - era comunque destinata a infrangersi presto. Da Londra Margaret Thatcher fece subito onore al suo nomignolo di ”Lady di ferro”. Mentre a livello diplomatico si facevano sforzi disperati per evitare la guerra, una poderosa task force partiva dai porti inglesi verso il Sud Atlantico. Fallite le trattative, alle attrezzatissime forze britanniche occorse poco per riprendere in mano le isole custodite da una specie di armata brancaleone argentina. La resa incondizionata avvenne il 14 giugno, proprio mentre Giovanni Paolo II, giunto in missione pastorale in Argentina, pregava per la pace. Nel 1986 Galtieri fu giudicato da un tribunale militare per ”incompetenza”, un anno prima era stato condannato all’ergastolo, accusato di atroci delitti durante la ”guerra sporca” degli Anni ’70. Libero grazie all’indulto deciso nel 1990 dal presidente Carlos Menem, il ”generale delle Malvinas” aveva tentato di fare una vita normale partecipando spesso a cerimonie militari. Ma aveva finito per limitare le sue apparizioni dopo aver subito numerose pubbliche contestazioni. Una delle più clamorose avvenne quando un enorme supermercato si vuotò all’improvviso quando un cliente scoprì Galtieri che stava facendo acquisti. [...] Al ”generale delle Malvinas” si attribuisce diretta responsabilità per l’attuazione del ”Piano Condor”, una specie di globalizzazione continentale della repressione decisa negli Anni ’70 dalle dittature militari latinoamericane» (Francesca Ambrogetti, ”La Stampa” 13/1/2003).