Alberto Boatto, Casanova a Venezia, Laterza, 14 gennaio 2003
Fortuna. Nel 1755 l’Inquisizione lo condannò, per empietà, a cinque anni di reclusione nelle carceri dei Piombi, a Venezia, pena non scontata perché Casanova evase: "Confesso di essere fiero della fuga: la mia vanità però non deriva dal fatto che riuscii a scappare perché la fortuna vi ebbe gran parte, ma dal fatto che giudicai l’impresa realizzabile ed ebbi il coraggio di intraprenderla"
Fortuna. Nel 1755 l’Inquisizione lo condannò, per empietà, a cinque anni di reclusione nelle carceri dei Piombi, a Venezia, pena non scontata perché Casanova evase: "Confesso di essere fiero della fuga: la mia vanità però non deriva dal fatto che riuscii a scappare perché la fortuna vi ebbe gran parte, ma dal fatto che giudicai l’impresa realizzabile ed ebbi il coraggio di intraprenderla".