Daria Galateria, La Repubblica, 04/01/2003 pag. 37, 4 gennaio 2003
Nel 1925, Bergson comunica a Einstein il suo dolore per non poter essere presente all’ inaugurazione dell’ Università di Gerusalemme
Nel 1925, Bergson comunica a Einstein il suo dolore per non poter essere presente all’ inaugurazione dell’ Università di Gerusalemme. Invita a parlare di estetica della pittura il grande ritrattista Jacques-Emile Blanche, che lo aveva raffigurato, sparando sul triangolo intento del volto da civetta il rosa tenero delle guance e l’ azzurro degli occhi, incredibilmente luminosi. Spesso, Bergson parla di storia ("quanto Cavour era superiore a Bismarck!"); e spessissimo riflette sulla lingua. A Benedetto Croce, scrive lodando, al di là del sistema filosofico "forte", l’ "italiano veramente letterario". Per definire il ruolo della rivista La Voce, usa con Prezzolini, in italiano, una parola complicata, "desclerotizzare". Alla fine - lui che nel ’14, salendo alla poltrona dell’ Académie, e trovandola sepolta di petali, aveva mormorato: "ma non sono mica una ballerina" - non poteva quasi più muoversi. Ma rimane leggendario il gesto con cui aveva rifiutato il sinistro titolo di "ariano onorario" che gli occupanti nazisti gli avevano offerto; sorretto dal cameriere, e avvolto in una coperta, si era presentato in prefettura, a iscriversi nella lista degli ebrei.