Daria Galateria, La Repubblica, 04/01/2003 pag. 37, 4 gennaio 2003
Si crede di sognare, leggendo Bergson che annota: "me ne infischio", oppure: "reazionario antibolscevico"
Si crede di sognare, leggendo Bergson che annota: "me ne infischio", oppure: "reazionario antibolscevico". Anche nel ’40 scrisse a Roosevelt; ormai la malattia reumatica gli aveva tolto fluidità e spontaneità all’ atto di scrivere: non scrivo più, diceva, disegno - oppure si faceva aiutare dalla moglie. Sempre si ritrova, in ogni lettera, la sua lingua impareggiabile. La libertà - prima ancora di infonderla all’ universo, rompendo i congegni automatici del determinismo con lo slancio continuamente inventivo della vita - l’aveva data alla lingua della filosofia, che diventava con lui limpida e immaginosa, mai tecnica e sempre trasparente; sicché quando nel ’28 gli conferirono un Nobel, era per la Letteratura. Semmai la dimensione personale carica ancora di semplicità, e quasi di un sospetto di imbarazzo, l’ espressione dei sentimenti.