Varie, 13 gennaio 2003
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STOUDEMIRE Amare Lake Wales (Stati Uniti) 16 novembre 1982. Giocatore di basket. Dal 2010/2011 ai New York Knicks
STOUDEMIRE Amare Lake Wales (Stati Uniti) 16 novembre 1982. Giocatore di basket. Dal 2010/2011 ai New York Knicks. In precedenza nei Phoenix Sus • «Il tatuaggio è ben visibile sul lato sinistro del collo [...] ”Lord Knows”, due parole, un atto di fede, Dio sa. ”Ci credo fortemente: la fede è tutto”, dice Amaré contento di spiegare. Se non si conoscesse il suo passato, infarcito di tragedie, parole così, uscite a un ragazzone di 22 anni arrivato come un razzo al successo, farebbero pensare. Stoudemire, occhi intelligenti e sorriso disarmante, dice: ”Senza la fede non ce l’avrei mai fatta ad arrivare fino a qui”. A 12 anni ha perso il padre Hazell, che, come eredità, in punto di morte, gli ha lasciato solo una frase: ”Vai figliolo, senza limiti”. Ma dove? Come? Con il fratello maggiore in prigione e mamma Carrie in giro per le galere di mezza America: dentro e fuori per furto, 23 volte. Mentre lui era intento a stabilire un altro primato: quello dei licei cambiati. Sei in cinque anni. Scommettere sul futuro di Amaré Stoudemire allora era come pensare di fare Bingo alla lotteria di Capodanno. Invece la scalata di Stoudemire è stata impressionante. [...] La sua supremazia fisica, l’agilità, le acrobazie sotto canestro, la precisione di tiro lasciano di stucco. E non solo, i Phoenix Suns grazie anche alla sua esplosione, sono diventati una potenza [...]» (Massimo Lopes Pegna, ”La Gazzetta dello Sport” 9/2/2005) • Nel 2003 i giurati della Nba l’hanno eletto miglior esordiente dell’anno «e gli hanno consegnato anche il record di essere il primo cestista passato direttamente dalla scuola superiore al professionismo a ottenere la nomina. Ala forte di 2 metri e otto centimetri, è stato preferito a Yao Ming [...] Forse Amare ha goduto di un piccolo aiuto dal fatto che, dopo la figuraccia del Dream Team all’ultimo Mondiale e dopo che nel 2002 la scelta cadde sul catalano Pau Gasol, gli americani hanno voluto privilegiare un prodotto made in Usa . Per rincuorarsi, per ribadire un primato ancora indiscutibile ma che, adesso, presenta delle crepe. Però Stoudemire ”rookie dell’anno” non è una bestemmia, tutt’altro. Dicono gli esperti e le schede tecniche che il suo gioco offensivo può e deve ancora migliorare. Tuttavia l’esplosività, la grinta, la tendenza a schiacciare sempre e comunque sono caratteristiche talmente evidenti da non essere passate inosservate. Secondo Mike D’Antoni ”la sua dote migliore è la velocità. La sposa con una forza spaventosa: secondo me diventerà il Karl Malone dei prossimi anni. Anzi, quello deve essere il suo modello: glielo ricordiamo ad ogni occasione. Penso a Malone pure sul piano della serietà e della continuità: a 40 anni quasi compiuti, gioca ancora con la determinazione e la volontà di un ragazzo”. Dalla sua, Stoudemire ha comunque una prerogativa che non sempre accompagna chi ha i mezzi per sfondare. Volare in testa all’avversario di turno o sfornare altre prodezze da applausi non basta, se poi fa difetto quella che in gergo si definisce ”allenabilità”. Mike D’Antoni, anche in Italia, prima da giocatore e poi da capoallenatore, ne ha viste tante, di mezze figure o di campioni rovinati dall’indolenza. Non è il caso del rookie of the year 2003: ”In una stagione appena ha cambiato passo e ha capito che la Nba richiede un approccio diverso rispetto a quello del basket praticato nella scuola. Fortunatamente stiamo parlando di un ragazzo al quale piace lavorare e che ha molta ”testa’. La vita l’ha messo presto davanti a trappole pericolose, ma Amare ha saputo compiere le scelte giuste ed è rimasto lontano dai problemi”. La sua storia, infatti, è simile a quella di tante famiglie povere, in bilico tra opportunità per uscire dal ”fosso” della società e deragliamenti definitivi. Un percorso a ostacoli pazzesco, se ripercorso adesso con la serenità portata in dote dalla piena affermazione sportiva. la storia di un padre ancora giovane morto nel sonno per un attacco cardiaco; è la storia di una madre che è riuscita a rifarsi una vita decente dopo una ventina d’anni alle prese con la giustizia; è la storia di un fratello maggiore finito in prigione. Oppure è quella di un reverendo, consigliere del giovane Amare, ritrovatosi a sua volta spesso in carcere per reati di corruzione: ma il ragazzo, che oltretutto da studente non ha avuto una carriera esemplare, nulla sapeva delle cattive abitudini di chi avrebbe dovuto aiutarlo. La madre, che non manca mai alle partite, non esita a sottolineare che è stato come tradire suo figlio: ”Chi aveva assicurato di volergli bene, in realtà lavorava per la sua rovina”. Sarà anche per questo che non si è fatta troppi scrupoli ad accettare un assegno da 100 mila dollari con la quale la Nike ha sottratto all’Adidas il futuro esordiente d’oro. Di mezzo, come intermediario, c’era George Raveling, già quotato allenatore universitario. stato un pasticcio grosso, che Raveling ha risolto sostenendo di aver versato quei soldi non per conto dell’azienda, ma di tasca sua. L’avrebbe fatto per dare una mano vera a Stoudemire, un fuoriclasse che rischiava di rimanere ai margini dello sport e della vita. Non è assodato che le cose siano andate esattamente in questo modo. Ma tant’è: sugli spalti dell’America West Arena c’è mamma Stoudemire, una presenza chiassosa, folkloristica e inconfondibile; sul parquet, invece, c’è Amare che sventra i canestri. D’Antoni ridacchia quando gli facciamo osservare che la nuova generazione dei fenomeni della Nba, da Stoudemire a coloro che arriveranno, cioè LeBron James e quel Carmelo Anthony congedatosi dalla Syracuse University dopo un solo anno di studi e non appena ha vinto il titolo Ncaa, sono dei solenni ”somari”. ” vero. Ma a noi importa prima il campione, dello studente. Egoisti? Non c’è solo Topolino, da leggere: ci si può fare una cultura anche da soli. I soldi per andare in libreria, a loro non mancano di sicuro...» (Flavio Vanetti, ”Corriere della Sera” 28/4/2003). «Mamma Carrie è stata arrestata 23 volte ed è uscita di galera dopo aver scontato una pena di quattro mesi per furto. Il padre è morto quando aveva 12 anni. Il fratello maggiore è a New York, in prigione, dove passerà almeno tre anni della sua vita, se non saranno nove per violenza carnale e spaccio. Lui, 6 licei cambiati in 5 anni, è uno dei più grandi fenomeni della Nba. già grande, perché quando cresci in mezzo a spacciatori di droga, quando tuo fratello, lo stesso che ora dorme dietro le sbarre, ti protegge dagli spacciatori mentre ti accompagna al campetto per fare due tiri, non puoi restare bambino a lungo. un atleta spaventoso. Ha un’elevazione di un metro, da fermo a piedi uniti. Mike D’Antoni, il mito dell’Olimpia Milano, della Simac di Peterson, ora vice allenatore ai Suns, appena lo ha visto è rimasto a bocca aperta. Non appena imparerà a giocare a basket, senza sfruttare solo le sue incredibili doti fisiche, diventerà uno dei cinque giocatori più forti al mondo. passato direttamente dal liceo ai pro, un rischio, perché molti, anche in un passato recente, avevano fallito. Certo, c’erano i precedenti di Kobe Bryant, Tracy McGrady, Kevin Garnett, a confortarlo, ma solo un anno prima, presunte stelle come Ousmane Cisse, DeSagana Diop, o come Korleone Young nel ”98, avevano miseramente fallito. […] Alla sua età, nel loro primo anno di Nba, anche Garnett e Bryant, per non parlare di Mc-Grady, ora tutte stelle affermate, faticavano, e non poco. Lui si è guadagnato in fretta un posto nel quintetto base […] ” forte fisicamente ed ha tempi di reazione straordinari” dice di lui Rob Babcock, uno scout Nba che lo ha seguito da vicino quando giocava al liceo.”Mi ricorda un giovane Moses Malone” spiega invece il suo allenatore, Frankie Johnson, già visto in Italia negli anni ”90 con Varese. Ma la cosa che lo distingue da tutti gli altri è un’altra: non ha paura di nulla, non sa cosa voglia dire essere intimorito. Neppure quando si è trovato di fronte il suo idolo, quel giocatore che ha seguito sin da bambino, sperando, un giorno, di ripercorrerne il cammino, ovvero Shaquille O’Neal. Dopotutto è normale, il parquet è il suo rifugio. Quando cresci in un ambiente come quello dove è cresciuto lui, a Lake Wales, in Florida, tutto il resto è vita, è serenità, è semplicità. Mettere una palla dentro il canestro? Dov’è il problema? Facile, maledettamente facile, anche per uno come lui, che ha preso in mano quella palla solo quando era in terza media. Prima, sfruttando il suo fisico, preferiva far male agli avversari giocando a football. Ma quando ha iniziato a crescere oltremisura (ora ha toccato i 207 centimetri) ed ha preso dimestichezza con il canestro, imparando a schiacciare, il basket è diventato lo sfogo naturale. Il segreto per ragazzini come lui, che diventano improvvisamente ricchi e famosi, da un giorno all’altro, dopo essere stati semplicemente dei bambini un po’ cresciuti che andavano a scuola la mattina con i libri sottobraccio, è circondarsi della gente giusta, per non fare una brutta fine, come è capitato spesso in passato ad altri. Con i sei milioni di dollari del contratto triennale con i Suns, ha subito comprato una macchina alla madre (forse per evitare che se la procurasse da sola...) ed ha chiamato accanto a sé Artis Wilson, figura paterna, che lo segue da tempo, e il fratello minore, Marwan. Gli ha affittato una casa a Scottsdale, la zona chic a pochi chilometri da Phoenix, dove li ha raggiunti la madre quando è uscita di galera. Il futuro è tutto suo, e, come dicono in America, ”il limite è il cielo”. Ricordatevi di lui, ne sentirete parlare» (Massimo Oriani, ”La Gazzetta dello Sport” 11/1/2003).