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 2003  gennaio 13 Lunedì calendario

ROUSSEL

ROUSSEL Athina Neuilly-sur-Seine (Francia) 29 gennaio 1985 • «Unica nipote di Aristotele Onassis […] erede di una fortuna che, informano le cronache rosa, guarda con disinteresse, sospetto, e secondo alcuni, addirittura con un po’ d´odio, tanto che si preparerebbe a disfarsene destinandone la maggior parte a fondazioni caritatevoli. Per sé vorrebbe tenere soltanto qualche milione, sufficiente a conservare il suo attuale stile di vita e a realizzare il suo sogno: un allevamento di cavalli. La ragione di tutto il suo disprezzo per lo straordinario tesoro è l’angosciosa infelicità che portò sua madre Christina al suicidio nel 1988. Una donna triste, non bella, sempre in cerca di amore che incontrava soltanto - come fu per lei anche il padre di Athina, il playboy Thierry Roussel - uomini molto interessati ai suoi soldi e pochissimo ai suoi tormenti. Avere le chiavi della cassaforte di Onassis non regalò la felicità a Christina, e forse Athina teme di non riuscire a far meglio. D’altra parte è anche vero che quel tesoro greco le è anche estraneo. Dalla morte della madre, Athina aveva tre anni, vive in una graziosa villa sul lago di Ginevra con un appannaggio di tredici milioni di dollari all’anno insieme al padre e alla sua nuova famiglia. Non parla una parola di greco. Parla svedese, grazie alla sua madre adottiva e francese, per il padre. stata in Grecia una sola volta, per una settimana. Gli aneddoti raccontano che disprezza il denaro in generale se è vero che a scuola scambiò il suo Rolex d’oro con lo Swatch di una amica soltanto perché le piaceva di più e che, parlando dei soldi di suo nonno, abbia detto in un programma tv americano: ”Brucerei quel danaro”.[…] Da sempre, vive blindata. Circondata da guardaspalle che, prima di mandarla a letto, fanno il check anche della sua stanza. La seguono a scuola, al bar, in discoteca. Ovunque. Forse, liberandosi della sua sterminata eredità, oltre a svincolarsi dal fantasma di sua madre, spera di vivere più serenamente. O forse, suppongono i maligni, non è affatto un desiderio, ma solo una manovra ben orchestrata, magari dal padre, per non pagare le tasse» (Omero Ciai, ”la Repubblica”, 10 gennaio 2003).