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 2003  gennaio 13 Lunedì calendario

Maitan Livio

• . Nato a Venezia il primo aprile 1923, morto a Roma il 16 settembre 2004. Politico. «Per decenni leader indiscusso dei trotzkisti italiani, tra i fondatori del partito Rifondazione comunista» (l.r., ”la Repubblica” 18/9/2004). «Il suo nome Maitan probabilmente non dice molto ad un pubblico ampio; ma si tratta di un ”personaggio”, nel senso buono, che con la sua esistenza - giunta ormai vicina agli Ottanta - ha segnato una buona fetta della storia della sinistra italiana, con le sue ansie di cambiamento, le infinite divisioni, le battaglie, le vittorie e le sconfitte. Perciò, raccontando la propria vita, narra la vicenda dei partiti, delle frazioni, delle correnti che dal ’43-45 ad oggi hanno costituito la trama complessa, fino all’inestricabilità, di un’opposizione che quasi mai - tranne che in brevi momenti o a livello locale - è riuscita a diventare forza di governo. In particolare, rappresenta, per vocazione forse ancor prima che per convinzione, un ”minoritario”, uomo dalle scelte difficili, controcorrente, che non ha mai cercato facili ”compatibilità” non solo con gli avversari politici, ma nemmeno con gli amici e i compagni. Questa è la sua forza e, inevitabilmente, la sua debolezza. Del resto, a dispetto della sua pluridecennale attività politica, non è e non è mai stato un politico di professione; è piuttosto un intellettuale, anzi, se vogliamo usare la categoria gramsciana, un intellettuale organico: organicamente legato al movimento operaio e specialmente a una sua fetta, quella che si richiama a Trotsky, che proprio lui ha fatto conoscere forse più di ogni altro. In nome di Trotsky ha combattuto battaglie in seno alla pattuglia dei socialisti rivoluzionari europei (centrale nell’asse ideologico del trotskismo è la dimensione europea e sovranazionale in genere), denunciando senza infingimenti i crimini dello stalinismo, le debolezze e le contraddizioni dei comunisti e socialisti che tardavano a ”scoprirli”. Emblematica la battaglia solitaria sua e dei suoi volta a una presa di distanza dalla Cina di Mao, quando pressoché tutta la sinistra italiana ed europea era (o si dichiarava), almeno un po’, maoista» (Angelo D’Orsi, ”La Stampa” 10/1/2002). «Professore, figlio di maestro [...] ha studiato a Padova. Negli anni Quaranta. ”Con Norberto Bobbio e Concetto Marchesi. che per primo mi diede ’l’Unità’ clandestina”. Diventa trotskysta allora. ”Quando un compagno mi presta La mia vita, il testo-bibbia dell’acerrimo nemico di Stalin” [...] coltivava anche una passione per il calcio: ”Giocavo nel Venezia, allora Serenissima. Ricordo quando da mediano dovevo marcare Valentino Mazzola: mi sorrideva e non vedevo più la palla”. La moglie di Maitan era parente dei Berlinguer, la cognata aveva sposato un figlio di Segni, ”i compagni mi prendevano in giro: sei nipote di Cossiga?”. [...] In Svizzera si trovò in un campo di lavoro assieme ad Antonio Cederna; negli anni Cinquanta discuteva accanitamente con Luigi Berlinguer, ”allora comunista radicale di sinistra”. Per una vita ha lavorato nei locali della Quarta internazionale, a Parigi, dove, da vero rivoluzionario, dormiva [...]» (Luca Telese, ”Sette” n. 41/1998).