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 2003  gennaio 13 Lunedì calendario

Lustiger JeanMarie

• Parigi (Francia) 16 settembre 1926, Parigi (Francia) 5 agosto 2007. Arcivescovo di Parigi, cardinale di Santa Romana Chiesa, parigino di origine ebraica, ha scritto un libro, La Promessa (Parigi, ed. Paroles et Silence), sui rapporti fra cristianesimo e giudaismo. «Genitori polacchi di religione ebraica emigrati all’inizio del secolo. Proprio in quanto ebrei entrambi vennero deportati durante l’occupazione nazista, e la madre morì nel 1943 nel famigerato campo di sterminio di Auschwitz, lo stesso che fu testimone dell’eroico sacrificio di San Massimiliano Kolbe, martire, canonizzato da Giovanni Paolo II nell’ottobre 1982. Il piccolo Jean-Marie ebbe salva la vita perché poté trovare rifugio presso una famiglia di Orléans, a contatto con la quale si convertì al cattolicesimo. A quel tempo aveva 14 anni. Studiò quindi al Liceo di Montaigne di Parigi, poi a Orléans, e quindi al seminario minore di Parigi. Dopo aver lavorato per un anno in una officina di Decanzeville, nel sud-ovest della Francia, e conseguito la licenza in lettere, si presentò al seminario dei Carmelitani di Parigi chiedendo di poter divenire sacerdote. Ottenuta la licenza in teologia presso l’Institut Catholique e in lettere e filosofia presso la Sorbona, venne ordinato sacerdote il 17 aprile 1954, all’età di 28 anni. Da quella data fino al 1969 fu cappellano della parrocchia universitaria di Parigi, quindi Direttore del "Centre Etudiants Paris", poi parroco per 10 anni della parrocchia di Sainte-Jeanne de Chantal, sempre a Parigi, fin quando, il 10 novembre 1979, Giovanni Paolo II lo nominò Vescovo di Orléans; una diocesi che aveva per lui tanti ricordi. L’ordinazione episcopale gli venne conferita l’8 dicembre successivo dalCardinale Marty, presenti il Nunzio Apostolico Mons. Angelo Felici e 17 vescovi. Poco più di un anno dopo, il 31 gennaio 1981, lo stesso Giovanni Paolo II lo promuoveva arcivescovo di Parigi, chiamandolo a succedere al Cardinale Marty, dimissionario per ragioni di età. Creato e pubblicato Cardinale da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 2 febbraio 1983, del Titolo di San Luigi dei Francesi» (www.vatican.va, Sala Stampa della Santa Sede). «[...] mia madre era stata portata a Darcy (il campo di raccolta per gli ebrei di Francia avviati al trasporto in Polonia) e da lì era riuscita a farci pervenire clandestinamente delle lettere in cui diceva “miei ragazzi, diffidate: vi uccideranno tutti”. E poi sapevo già da ragazzo di dieci anni cosa si prospettava. Perché mio padre, per farmi imparare bene il tedesco, mi aveva mandato proprio in Germania per un colpo di follia. Stetti sotto falso nome presso una famiglia tedesca antinazista nel 1936 e poi nel ’37 e un giorno un ragazzo della gioventù nazista, con la sua divisa in pantaloni di cuoio e un pugnale al fianco, esclamò senza sapere chi ero: ‘Uccideremo tutti gli ebrei’. Ero certo che l’avrebbero fatto” [...]» (Marco Politi, “la Repubblica” 22/1/2005). «[...] “Quando sono tornato in Francia, era difficile spiegare che era tutto vero, che quella propaganda di morte si era realizzata. Mio padre, cittadino francese, aveva perso la fiducia nel passaporto francese”. Nel 1940, Lustiger viene battezzato, come molti bambini ebrei che così riuscirono a sfuggire alle persecuzioni. [...] A 14 anni, Aron Lustiger, battezzato Jean-Marie, vive a Orleans, presso la famiglia di un’insegnante di filosofia. Il venerdì santo, nella cattedrale, abbraccia, con la fede cristiana, il senso della vocazione. Il Papa lo nominerà vescovo della diocesi dove si era convertito. Della conversione e degli anni della paura, di un’’ostilità che a tratti lo avrebbe inseguito anche dopo la guerra, il cardinale di Parigi ha sempre parlato poco. Anche i suoi scritti e le sue riflessioni sulla riconciliazione, frutto di un percorso cominciato negli anni Cinquanta, con un pellegrinaggio a Gerusalemme, sono stati resi noti ed espliciti molti anni dopo. [...] Il suo è il percorso intimo ed eccezionale di un uomo di fede e di un intellettuale che ha sublimato la personale tragedia nella ricerca filosofica e teologica. Considerò la sua nomina ad arcivescovo di Parigi la “messa in evidenza della parte di giudaismo che c’è nel cristianesimo”, come una promessa di riconciliazione mantenuta. “Sono cardinale, ebreo e figlio d’immigrati”. [...]» (Massimo Nava, “Corriere della Sera” 22/1/2005).