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 2003  gennaio 13 Lunedì calendario

Evtushenko Evgenij

• Zima (Russia) 18 luglio 1932. Poeta • «Alto, magro, stravagante, un ragazzo un po’ invecchiato con la camicia a fiori e una giacca patchwork variopinta, ha gli occhi azzurri intensi, passa dall’italiano all’inglese con qualche parola di spagnolo e di russo. […] Quattro mogli e cinque figli, non rinnega il suo passato, la sua scelta di rimanere in Unione Sovietica, mai comunista, mai davvero dissidente, ma nemmeno eltsiniano. ”Non mi piacevano i comunisti ufficiali, ma non mi piacevano gli anticomunisti ufficiali perché si somigliavano”. Eletto deputato, come indipendente, in Ucraina dal 1989 al 1992, tenne in Parlamento discorsi contro la censura, contro la guerra in Afghanistan e vinse la battaglia per abolire una commissione che giudicava chi poteva o non poteva recarsi all’estero. Dice di esser stato un ”socialista romantico”. Poeta, cantore ”dell’anima russa”, scrittore, saggista, regista, è riuscito con la forza delle parole a ”passare attraverso la censura come attraverso il filo spinato, lasciandoci brandelli della propria pelle”. […] Insegna cinema e letteratura russa per sei mesi a Tulsa Oklahoma, gli altri sei mesi vive tra Mosca e la sua dacia di Peredelkino, dove abitava anche Pasternak e molti scrittori. ”I monumenti non emigrano. Sono un cittadino russo, non cambierò mai – dice – . Nella libera università di Tulsa nessuno mi controlla e fra i miei studenti ci sono ragazzi russi che seguono i miei corsi e degli americani che visitano il mio Paese. Non c’è più nessun muro fra le nazioni. Una volta emigrare era un biglietto senza ritorno, oggi possono andare e venire quanto vogliono. Quando i russi emigravano cercavano di dimenticare tutto il loro passato e cancellare le loro radici per diventare americani. Oggi conoscono tutto del loro Paese e ricordano […] L’Istituto politecnico mi ha fatto un contratto per venticinque anni dove ogni anno il giorno del mio compleanno, il l8 luglio, ci sarà una lettura di poesia. un luogo simbolico sulla piazza Lubianka: da una parte c’è il palazzo del Kgb e dall’altra il Politecnico. Nel palazzo del Kgb furono uccisi due miei nonni nel 1937. Io stesso fui chiamato dopo i fatti di Ungheria nel 1956 e cercarono di farmi aderire dicendo che i tempi erano cambiati, che combattevano il culto della personalità e che volevano persone oneste e battagliere come me per conoscere gli umori dei giovani e degli intellettuali. Rifiutai di lavorare per loro. Con Sacharov abbiamo protestato davanti al palazzo del Kgb, ricordando gli scandali. Abbiamo eretto in mezzo alla piazza un monumento alla memoria delle vittime del terrore staliniano, una pietra portata dal campo di concentramento dell’isola di Solevetzky […] Nel 1965 recitavo una poesia dove c’erano alcune righe contro la potente organizzazione della Lega dei giovani comunisti, con venti milioni di iscritti, in presenza del loro leader, un uomo importante e pericoloso, che attaccava sempre i giovani scrittori. A un certo momento si sono spenti i microfoni. Il giorno successivo, per strada, vendevano il mio poema per tre rubli. Anche oggi mi batto per leggere poesie. Lo scorso maggio ho fatto un viaggio in Siberia, a Novisibirsk, ho parlato di poesia all’aperto, c’erano quindicimila persone e il settanta per cento erano giovani sotto i 25 anni. A Zima, mia città natale, hanno aperto un museo nella casa della mia infanzia e inaugurato il primo festival internazionale di poesia. Con 25 poeti dall’Europa e dall’America siamo andati nelle scuole, nelle fabbriche, nei teatri e abbiamo notato che la gente aveva nostalgia di valori spirituali e che per i giovani il danaro è crollato come simbolo di felicità […] Pasternak è molto lontano dal mio stile, ha però formato la mia comprensione per il mistero. Ma Pushkin è come l’aria, l’ossigeno per noi russi. Non era proibito ma neppure raccomandato. Ha avuto una grande influenza per la mia generazione. Un libro molto amato è Till Eulenspiegel […] Vorrei che il Paese fosse come diceva Pushkin: al tempo stesso slavofilo e occidentale. Queste due realtà appartengono l’una all’altra. Sacharov diceva che la cosa migliore per il futuro dei russi sarebbe la convergenza: il meglio del socialismo senza gli errori, i crimini, le illusioni e il meglio del capitalismo […] L’ispirazione sorge da due cose: dalla vergogna o dalla tenerezza. Per questo scrivo poemi di protesta e d’amore”» (Ludina Barzini, ”Corriere della sera” 30/12/2002).