James Glyn Ford, ìil manifestoî 28/12/2002, 28 dicembre 2002
A Okinawa (la base Usa in Giappone) il conto alla rovescia era partito, «con gli F1-11 a motori accesi e riforniti di carburante
A Okinawa (la base Usa in Giappone) il conto alla rovescia era partito, «con gli F1-11 a motori accesi e riforniti di carburante. La Corea del Nord minacciava di trasformare la capitale della Corea del Sud, Seul, in un mare di fuoco. All’ultimo minuto, l’ex presidente Usa Jimmy Carter intervenne direttamente presso il leader nordcoreano Kim Il Sung e, dopo estenuanti negoziati, le due parti firmarono a Ginevra un accordo quadro: gli Stati Uniti promettevano di costruire due reattori ad acqua leggera a 1000 MW in Corea del Nord in cambio dell’abbandono del programma nucleare da parte di Pyongyang. L’organizzazione per lo sviluppo energetico della Corea (Kedo), un consorzio multinazionale con Usa, Corea del Sud e Giappone, doveva approntare il primo di questi reattori entro la fine del 2003 e il secondo un anno dopo. Gli Stati Uniti non avrebbero erogato finanziamenti diretti, ma nell’interim avrebbero fornito 500 milioni di tonnellate di carburante pesante all’anno alle obsolete centrali termiche a petrolio della Corea del Nord» (Ford).