Marcantonio Lucidi, "La Stampa" 06/01/2003, pagina 5., 6 gennaio 2003
Luigi Magni le chiama «voci di pietra»: «Sono sei le statue parlanti a Roma. C’è Pasquino, che sta attaccato a Palazzo Braschi ed è il capo
Luigi Magni le chiama «voci di pietra»: «Sono sei le statue parlanti a Roma. C’è Pasquino, che sta attaccato a Palazzo Braschi ed è il capo. A Palazzo dei Conservatori, al Campidoglio, si trova Marforio che è amico di Pasquino. Poi ci stanno l’abate Luigi, che è la statua d’un senatore romano sul muro sinistro di Sant’Andrea della Valle; il Facchino, che si trova a via Lata e che una volta aveva la dedica: un giorno portando una botte di vino sulle spalle e un’altra in corpo, senza volerlo morì; la Madama Lucrezia che invece sta a piazza San Marco e il Babuino, davanti alla chiesa di S. Attanasio dei Greci in via del Babuino, vicino casa mia». «Quando Napoleone morì a Sant’Elena, a Roma lo seppero due mesi dopo. Per mettersi al corrente degli avvenimenti, la gente aspettava che le statue parlassero, i poliziotti andavano in giro a rimuovere i cartelli, per farsi leggere le pasquinate gli analfabeti chiamavano i preti, i quali le distruggevano».