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 2003  gennaio 10 Venerdì calendario

Romani Angelo

• . Nato a Pesaro il 12 aprile 1934, morto a Milano l’8 gennaio 2002. Nuotatore. «Zoli ( come lo chiamavano, con espressione della sua terra), da atleta era stato addirittura ”il nuoto italiano stesso”, come l’aveva definito il medico federale Paolo Radovani, un esule da Zara che, a fianco del suo scopritore Osvaldo Berti detto ”il Moro”, lo aveva scortato dagli inizi nel porto- canale di Pesaro fino ai vertici europei. Ed entrambi nella sua scia arrivarono ai più alti incarichi federali. Appena finalista della Coppa Scarioni a 15 anni, a 16 dominava il mezzofondo categoria allievi, a 17 era ai Giochi del Mediterraneo, a 18 tolse i record del mezzofondo al rivale Gianni Paliaga e partecipò all’Olimpiade di Helsinki, a 19 era il numero uno assoluto in Italia. L’anno successivo ( 1954), emigrando a Bologna o a Milano per ovviare alla mancanza di una piscina a Pesaro, si presentò da favorito nei 400 agli Europei di Torino. In testa fino ai 350 metri, fu infilato dall’ungherese Csordas. Avrebbe potuto tentare la rivincita nei 1500, ma il Moro Berti, timoroso e inesperto, chiese consiglio sul da farsi proprio a Hunyadfi, allenatore di Csordas. Figurarsi la risposta: Csordas vinse di nuovo, e Zoli invece della medaglia vide la gara dalla tribuna. Ormai aveva un’altra dimensione: nel ’55 fu campione italiano di tutte le gare di stile libero, dai 100 ai 1500, e non restava che mandarlo a maturare in America. Andò per qualche mese a Yale, con il Moro e Carlo Pedersoli, il futuro Bud Spencer, che per l’occasione si spacciò per esperto poliglotta. Andava tanto forte che, prima del rientro a casa, il Moro gli fece tentare, in vasca di 25 yards a New Haven (era il 27 marzo ’ 56), il record mondiale dei 400. Invece lui covava una malattia reumatica e il tentativo riuscì parzialmente: limite europeo in 4’30’’0. Tornato in Italia, era a pezzi. Per mesi stette più a letto che in piscina, poi riprese a fatica, ma ritrovò una condizione sufficiente per vincere ancora due titoli italiani ed entrare in finale ai Giochi di Melbourne ’56 nei 400 (primo azzurro di sempre a riuscirvi: finì ottavo) e nella 4x200. Non era più il dittatore di prima, eppure da staffettista, con Pucci, Dennerlein e Galletti, fu argento agli Europei 1958. Poi la squadra fallì la finale a Roma 1960 e lì si spense la carriera del primo grande del nuoto italiano» (Aronne Anghileri, ”La Gazzetta dello Sport” 9/1/2003). «Negli Anni Cinquanta aveva fatto nascere il primo grande nuoto italiano, al di là e al di sopra dei 100 metri nuotati finalmente in meno di un minuto (59’’5) da Carlo Pedersoli, poi Bud Spencer nel cinema, nel 1950 a Salsomaggiore. Romani nel 1956, il 29 marzo, ci aveva infatti dato il nostro primo record europeo, e sui 400 metri, distanza classicissima: 4´30’’ nella vasca statunitense dell’università di Yale, a New Haven, dove il guru era il leggendario Bob Kiputh. Era andato là a imparare il grande nuoto, e infatti in quello stesso anno fu il primo italiano finalista olimpico, ai Giochi di Melbourne, 4’37’’6 per accedere alla finale in cui fu ultimo, ottavo, in 4’41’’7. In quella edizione dei Giochi Romani gareggiò anche nella staffetta azzurra 4x200, settima in finale: gli altri tre erano Galletti, Elmi e Fritz Dennerlein. A vent’anni era diventato famoso (relativamente ai tempi) riuscendo in quella che per i tempi era un’impresa tanto grande quanto inattesa per un italiano: secondo sui 400 ai campionati europei di Torino 1954, battuto soltanto dall’ungherese Csordas, un tritone-mito. Dopo Melbourne gareggiò quasi soltanto nella staffetta 4x200, e conquistò l’argento agli Europei di Budapest 1958, dove Pucci sui 100 stile libero vinse il primo titolo continentale per l’Italia, Lazzari fu secondo nei 200 rana e Galletti terzo nei 400 stile libero. Nella sua carriera anche 16 titoli assoluti individuali (3 indoor) e 21 primati italiani. Il suo scopritore-allenatore fu Osvaldo Berti, anche lui di Pesaro e a lungo citì del nostro nuoto. Nel tenero modesto protoprofessionismo di allora il campione ebbe un posto di lavoro a Milano, alla Falck: si sposò con una pesarese, fece carriera nell’azienda metallurgica, sino alla pensione. Con le sue vittorie internazionali dopo un periodo di duelli ”interni” contro Pagliaga, il nostro nuoto uscì dalla bagnarola nel cortile di casa. Calligaris e Lamberti e Fioravanti e Rosolino e Boggiatto gli devono tutti qualcosa, molto» (Gian Paolo Ormezzano, ”La Gazzetta dello Sport” 9/1/2002).