10 gennaio 2003
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Morello Tom
• . Nato a New York (Stati Uniti) il 30 maggio 1964. Chitarrista. «Ha perso i Rage Against The Machine, il gruppo militante che per anni ha guidato con Zack de la Rocha, ma non il suo credo politico. Dopo lo scioglimento della storica band di Los Angeles, ha organizzato una nuova band con i superstiti dei Rage e Chris Cornell, ex cantante dei Soundgarden di Seattle. La musica degli Audioslave non si nutre di politica, non propugna il ”combat rock” dei Rage, ”corrisponde a una nostra intima esigenza di ripartire dalla musica” assicura lui, che rimane un acerrimo oppositore della politica di Bush e acceso sostenitore del partito dei verdi guidato da Ralph Nader: [...] ”In ogni disco dei Rage c’erano almeno quattro o cinque canzoni che neanche eseguivamo dal vivo perché erano ’insuonabili’. Non si pensava mai all’unità di un album, quando avevamo una dozzina di canzoni pronte le mettevamo tutte in un disco, senza criterio. Io penso che tra vent’anni le radio trasmetteranno le canzoni degli Audioslave non quelle dei Rage [...] Non ero stanco della musica, ma ero stressato dai rapporti personali con Zack che andavano sempre più deteriorandosi. Voglio precisare che c’erano difficoltà a livello personale, mai disaccordi su posizioni politiche. Sono molto fiero della nostra musica e dei concerti che abbiamo fatto. Ma devo ammettere che suonare con un cantante come Chris Cornell è stata l’esperienza che più mi ha ispirato nella vita [...] Credo che la cosa principale per ogni gruppo sia trovare la propria identità. estremamente importante che la musica che suoniamo entri nei cuori della gente e sia creativamente stimolante, ma come artista politicamente impegnato il mio ruolo di attivista è altrettanto importante. Per questo ho fondato con Serj Tankian dei System of a Down ”Axis of Justice”, un’associazione benefica che si prefigge di sensibilizzare i giovani su argomenti che vanno dall’abuso sessuale al razzismo, per bloccare questo ciclo di violenza internazionale [...] Io sono dell´idea che i cambiamenti non arrivino bussando alla Casa Bianca, ma dalla strada. Al nostro presidente interessa solo il potere e in cambio contrabbanda discorsi sulle libertà personali, sui diritti civili e sulla lotta al terrorismo. Se l’America vuole davvero far fronte al terrorismo, dovrebbe evitare di controllare economicamente e politicamente altri paesi. Adesso è arrivato il momento di fare il nostro dovere di americani: sollevarci contro tutto questo. Voglio che nessun innocente sia ucciso in mio nome”» (Giuseppe Videtti, ”la Repubblica” 9/1/2003).