Varie, 9 gennaio 2003
Tags : Joe Strummer
STRUMMER Joe (John Graham Mellor) Ankara (Turchia) 21 agosto 1952, Broomfield (Gran Bretagna) 23 dicembre 2002
STRUMMER Joe (John Graham Mellor) Ankara (Turchia) 21 agosto 1952, Broomfield (Gran Bretagna) 23 dicembre 2002. Leader e vocalist dei Clash, la punk band più famosa degli anni Settanta insieme ai Sex Pistols • «Ai più g iovani il suo nome non dirà molto - i Clash si sciolsero nel 1986 - ma avrà un posto nella storia del rock, anche in virtù dell’importanza ”politica” che ebbe il gruppo: ”I Clash sono stati il più grande gruppo rock di tutti i tempi - ha detto Bono, degli U2 - Ne hanno scritto le regole”. Anche per Bob Geldof ”l’influenza dei Clash è immortale e la loro importanza enorme, soprattutto oggi, in questo panorama fatto di canzoni pop e di gruppi creati a tavolino”. [...] Ha rappresentato l’area più arrabbiata del rock internazionale. Durante un concerto del ’78 in Germania lui e i Clash ospitarono sul palco una striscione della RAF (i terroristi tedeschi) e delle Br (’Volevamo solo ribadire la nostra diversità” si giustificò poi). Quanto al modo di essere del gruppo, aggressivo nei testi e negli atteggiamenti, disse: ”Noi vogliamo farci strada al di fuori dei compromessi commerciali normalmente imposti dall’industria, far circolare delle idee e dei messaggi che non siano manieristici o formali. Crediamo che la politica venga prima del rock”. I Clash erano animati da una sorta di particolarissimo musical-marxismo anarcoide. Hanno sempre venduto i loro album (fossero doppi o tripli) al prezzo di un singolo. I loro concerti, con brani tratti da The Clash (1977), Give’ em enough rope (1978), London Calling, il triplo Sandinista! (1980) e Combat Rock erano un crescendo continuo» (Paola De Carolis, ”Corriere della Sera” 24/12/2002). «Figlio di un diplomatico, aveva cominciato da ragazzo la sua carriera di musicista suonando l’ukulele alle stazioni della metropolitana londinese, e aveva fondato i Clash a metà degli anni Settanta. La decisione di metter su la band gli era venuta a Nashville, nel 1976, quando faceva parte del gruppo ”101ers” e i loro supporters erani i Sex Pistols, che poi avrebbero riportato Londra al centro della mappa musicale del mondo. Con Mick Jones alla chitarra, Paul Simonon al basso e Nicky ”Topper” Headon alla batteria, i Clash bruciarono le tappe e con brani come White Riot, London Calling, Should I Stay or Should I go, Tommy Gun o l’album Sandinista (fu intitolato così in omaggio ai guerriglieri del Nicaragua), diventarono più famosi e amati di band storiche come The Fugs, New York Dolls, Television o Ramones, e si lasciarono alle spalle anche le formazioni più fresche come The Buzzcocks, Joy Division o Stranglers. Erano i tempi in cui si pensava che anche chi non sapeva suonare uno strumento potesse far parte di una band, punk voleva dire rifiutare una società fatta di disoccupazione, di razzismo e di ingiustizie, fare una musica coraggiosa e diversa. I suoi pionieri infrangevano le barriere sociali e musicali dando l’idea che tutto fosse davvero possibile, un po’ come quando nacque il free jazz, e i Sex Pistols furono portati in trionfo per la loro versione ”politically incorrect” di God Save The Queen. Ma punk era anche suonare provocando il disgusto del pubblico, che era ben lieto di farsi sputare e vomitare addosso e ai concerti si litigava i posti in prima fila» (Fabrizio Zampa, ”Il Messaggero” 24/12/2002).