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 2003  gennaio 08 Mercoledì calendario

STENMARK Ingemar Tärnaby (Svezia) 18 marzo 1956. Ex sciatore. Nessuno, nella storia della Coppa del mondo, ha vinto quanto lui: 86 volte primo (46 in gigante, 40 in slalom), 155 podi in totale; per 205 volte ha completato una gara tra i primi dieci della classifica

STENMARK Ingemar Tärnaby (Svezia) 18 marzo 1956. Ex sciatore. Nessuno, nella storia della Coppa del mondo, ha vinto quanto lui: 86 volte primo (46 in gigante, 40 in slalom), 155 podi in totale; per 205 volte ha completato una gara tra i primi dieci della classifica. Ha conquistato tre volte il trofeo assoluto (1976, 1977, 1978); in più vanta otto Coppe di slalom e sette di gigante. "Ingo" ha preso parte a tre edizioni dei Giochi invernali (1976, 1980 e 1988). stato olimpionico a Lake Placid ’80 sia in gigante sia in slalom e di bronzo in gigante a Innsbruck ’76. Vanta pure tre titoli mondiali (slalom, ’78 e ’82; gigante, ’78) e un secondo posto iridato, nel 1982 in gigante. "Era tirchio di parole e di sorrisi, perché era cresciuto con la vecchia nonna nella lunghe notti invernali e non c’era molta possibilità di dialogo fra due generazioni così lontane in un ambiente severo. Però proprio quel suo atteggiamento schivo lo aveva reso personaggio. In gara era spietato e il suo talento era gestito magnificamente dal geniale tecnico gardenese Ermanno Nogler. Visto che vinceva a raffica dopo che aveva collezionato tre coppe del Mondo consecutive, dal 1976 al 1978, i miopi dirigenti della sci mondiale hanno creato regole per evitare che vincesse ancora.... Non è uno scherzo, i regolamenti erano pilotati contro di lui. Nell’inverno a cavallo fra il 1978 e il 1979 riuscirono a farlo arrivare solo quinto nella classifica finale di Coppa nonostante avesse vinto dieci giganti su dieci, record, e ”solo” tre slalom... La sfera di cristallo andò a Peter Luscher, svizzero, bravo ragazzo, che poi è sparito senza lasciare traccia. Ricordo che in quei mesi faceva notizia la ”crisi” di Stenmark in slalom: solo tre centri su dieci con due secondi posti e due terzi... L’anno dopo ha vinto undici gare, ma la Coppa è andata Phil Mahre. Volevano costringerlo a scendere in discesa e per questo avevano inventato la bellezza di cinque combinate. Lui un’estate in Val Senales fece una prova di discesa, abbozzò un salto e si svegliò in ospedale... Così mandò a quel paese i dirigenti, che lo punirono anche all’Olimpiade di Sarayevo, non garantendogli l’eleggibilità, perché aveva scelto di dire apertamente che faceva pubblicità e aveva chiesto il cosiddetto patentino B, altra trovata geniale. Gli altri atleti, più ipocriti e bugiardi, erano stati premiati. Alla fine, nonostante tutti i tiri mancini, ha chiuso la carriera con 86 vittorie, tetto probabilmente inarrivabile" (Gianni Merlo, ”La Gazzetta dello Sport” 7/1/2003). "Lo sciatore più vincente della storia. Anzi, colui che nessuno probabilmente potrà mai attaccare, dall’alto di ottantasei primi posti nella Coppa del mondo. Ma Ingemar Stenmark, fedele allo stereotipo di ragazzo schivo, ha scelto di nascondere perfino la sua persona, una volta ritiratosi dallo sci. [...] ”Quando mi sono ritirato, nel 1989, ero davvero distrutto. La nausea che ha provato anche Tomba? Ecco, più o meno... Però ora è passata e sciare mi piace di nuovo. Ma lo faccio con moderazione: una quarantina di giorni a inverno bastano. Io allenatore? Uno sciatore di successo magari non è un buon tecnico: ho preferito non verificarlo. [...] Prima di me ci sono stati Sailer, Schranz, Killy e altri campioni. Sono comparazioni improponibili, in questo sport. Ciascuno è figlio della propria epoca, punto e basta. Oggi, tra l’altro, si scia infinitamente meglio che ai miei tempi. [...] Le sciancrature hanno reso perfette le curve. quello che la mia generazione ha inseguito invano. Con gli sci carving mi diverto come un matto. Ho provato anche percorsi di slalom, con i pali snodati di oggi, da ’puntare’ senza esitazione. Ci si gasa. [...] Il mio segreto? Le ore passate sulle piste, in ogni condizione di neve o di tempo. Avevo un vantaggio: uscivo da casa, a Tärnaby, e a cento metri avevo gli impianti; spesso ero io a schiacciare il bottone d’avvio dello skilift. Di sera accendevo le luci e continuavo ad allenarmi”" (Flavio Vanetti, ”Corriere della Sera” 4/2/2003).