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 2003  gennaio 08 Mercoledì calendario

Camerana Carlo

• Torino aprile 1936, Milano 6 gennaio 2003 • «Con Giovanni e Umberto Agnelli e John Elkann, era uno dei quattro rappresentanti della famiglia torinese nel consiglio dell’accomandita, la Sapa, che controlla il gruppo Fiat. Ma era soprattutto il ”console” del Lingotto a Milano […] Terzo di sette figli, era nato da Giancarlo Camerana e Laura Nasi, figlia di Aniceta Agnelli, primogenita del fondatore della Fiat e sorella di Edoardo, il padre dell’Avvocato. Punto di riferimento nell’azienda per il numeroso ramo dei Camerana-Nasi, di cui curava gli interessi sia nell’accomandita Giovanni Agnelli & C., sia nelle casseforti Ifi e Ifil, aveva assunto il ruolo di capo famiglia per il ramo cadetto dopo la scomparsa del fratello primogenito Vittorio. Del gruppo torinese si era occupato anche dall’interno come presidente di Magneti Marelli e consigliere di Galbani, Snia- Bpd, Iveco, Buzzi- Unicem, Rinascente, solo per citare alcune. Schivo e poco incline alle mondanità, alle quali spesso riusciva a sottrarsi delegando alla moglie Antonella la rappresentanza e la gestione delle relazioni, ai salotti milanesi preferiva il rifugio di Portofino. Ma, racconta chi lo ha conosciuto bene, le fughe del fine settimana nella villa di famiglia erano legate sì alla passione per il mare, ma anche e soprattutto al piacere di ritrovare gli amici di sempre: gente del posto, marinai e ristoratori con i quali spesso discuteva di cucina, l’altra sua passione. La semplicità dei modi era il suo tratto saliente di Camerana. ”Un gentiluomo d’altri tempi” lo ha definito Michele Perini, il presidente di Assolombarda che nel 2001 lo aveva voluto come vice. Ma ai ruoli imposti dall’appartenenza, alternava, a volte con maggiore passione, quelli in cui poteva coniugare impresa e cultura. ”Un uomo di grande cultura – ricorda infatti ancora Perini – . Metteva sempre a disposizione degli altri le sue conoscenze, che aveva avuto in giro per il mondo e la sua operosità non si potrà mai dimenticare”. E proprio questa capacità di far dialogare due mondi in apparenza distanti, lo aveva portato ad assumere la presidenza del comitato cultura di Assolombarda e a creare l’associazione Museimpresa. Era inoltre nella Commissione di beneficenza della Fondazione Cariplo e per poco più di un anno aveva guidato la Fondazione Piccolo Teatro. Al momento della morte era presidente del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, dove è riuscito a realizzare importanti iniziative. Ma dove aveva visto anche infrangersi un sogno: regalare al Museo il sottomarino Enrico Toti, donato dalla Marina. Il sottomarino arrivò fino a Cremona, e lì però è rimasto dal momento che non si è ancora riusciti a trovare il modo per farlo proseguire fino a Milano» (Federico De Rosa, ”Corriere della Sera” 7/1/2003).