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 2003  gennaio 08 Mercoledì calendario

Aoki Devon

• . Nata a New York (Stati Uniti) il 10 agosto 1982. Modella. Mamma anglo-tedesca, papà giapponese. «Fare la modella per le riviste più prestigiose ti permette di conoscere gente incredibilmente creativa, con personalità davvero fuori dal comune, che affronta una foto di moda come se affrontasse la tela di un quadro o un blocco di marmo. Non è forse arte quella di Horst? O quella di Meisel, e di molti altri ancora? [...] E’ vero, il mondo della moda può essere a volte eccessivo o molto superficiale, ma posso assicurare che dietro le immagini patinate c’è spesso una mente geniale, un’artista vero. Anche con Karl Lagerfeld, che mi ha scelto come testimonial di Chanel, è stato così. Lui è una persona adorabile, mi ha sempre appoggiato sin dagli inizi della carriera [...] Rappresento egregiamente il melting pot globale, sono una valida alternativa alle Barbie che hanno dominato questi ultimi anni, un brillante esempio delle società future [...] Mi sento più che altro americana, ma sento di avere molto in comune con i giapponesi. Sarà per il loro stakanovismo proverbiale, o forse per quella gentilezza naturale che credo di avere anch’io [...] Mi sento molto poco geisha, non sono per niente passiva [...] Credo di aver preso da mio padre, certo, ma soprattutto da mia nonna Katsu. Lei vive da sempre a Nishiazabo, in una casetta nei dintorni di Tokyo [...] Mio padre: un uomo caparbio, un giapponese intraprendente, uno dei primi asiatici a diventare un business man di successo negli Stati Uniti. E pensare che in America c’era arrivato nel 1964 solo per amore dello sport, col sogno di entrare a far parte della squadra olimpica di lotta. Era un ottimo lottatore, combatteva con orgoglio e non mollava mai la presa, come Rocky, che è anche il suo nome, ma una stupida faccenda di green card lo bloccò, e come sportivo fu destinato a rimanere per sempre nell’ombra. Allora, con la forza d’animo che lo ha sempre caraterizzato, lasciò perdere la lotta e si buttò nella ristorazione» (’Madame class”, n.4/1999).