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 2003  gennaio 08 Mercoledì calendario

ANTONINO

ANTONINO Giovanni Brindisi 24 giugno 1958. Politico. Ex sindaco di Brindisi (97-03) • «La fantastica prerogativa di Brindisi è che lì è impossibile distinguere i buoni dai cattivi, e l’unica certezza è l’ex sindaco Giovanni Antonino, cattivissimo con certificazione autobiografica. Il peggiore di tutti è il titolo del libretto che scrisse in carcere durante il secondo di tre arresti, nel 2003, e in città andò a ruba, termine sul quale si ironizza ancora. Se nel raccontare le cose di Brindisi è impossibile ricorrere a comodi schemi manichei, la colpa è soprattutto di Antonino [...] spadoliniano nella Prima repubblica, berlusconiano nella Seconda, e fu col Polo che nel 1999 diventò sindaco. Ma il mandato lo concluse nel centrosinistra, dopo uno spettacolare ribaltone per cui, in una notte, gli assessori di An e di Forza Italia vennero sostituiti con quelli dei Ds e del Partito popolare. E siccome è col centrosinistra che Antonino riconquistò il comune nel 2002, ed è da sindaco del centrosinistra che finì in galera la prima volta, ma per faccende che avviò da sindaco del centrodestra, a Brindisi tutti sono in diritto di rinfacciare Antonino a tutti. Lui, del resto, nonostante sia tecnicamente innocente perché in attesa di giudizio, è un clamoroso collezionista di imputazioni particolarmente in voga: concussione, corruzione, truffa, falso. Fra i suoi numerosi accusatori c’è anche Antonio Benarrivo, noto agli appassionati di calcio per essere stato un difensore del Parma e azzurro con Arrigo Sacchi ai campionati mondiali del 1994. E dargli addosso è particolarmente agevole anche per certe stravaganze che lo facero famoso prima ancora che famigerato. Per la notte dell’ultimo dell’anno del 1999, invitò a Brindisi un extraterrestre. L’iniziativa venne presa con regolare atto deliberativo della giunta, in cui si ricordava ”la veste di terra di frontiere” di una ”città multietnica”. Si installò un palco dotato di varie strumentazioni spaziali, ma il marziano non arrivò malgrado qualche migliaio di brindisini fosse rimasto in ostinata attesa dell’evento storico, o almeno della goliardata. Ora ci si rammenta a vicenda di quando Antonino si fece fotografare in slip e fascia tricolore, di quando eresse il muro degli insulti per limitare i graffitari, o di quando promosse il ”pernacchio day”, un raduno nazionale degli amministratori locali di centrosinistra perché, in coro, indirizzassero il pernacchio al premier Berlusconi. [...] è accusato di aver preso tangenti dalla ”British Gas” in cambio delle autorizzazioni che da tempo le giunte attuali contestano. E sono giunte di ogni genere, proprio perché a Brindisi non esistono buoni e cattivi. C’è la giunta comunale retta da Domenico Menniti, di centrodestra. C’è la giunta provinciale retta da Michele Errico, un’indipendente di centrosinistra. C’è la giunta regionale retta da Nicki Vendola, di Rifondazione comunista. [...]» (Mattia Feltri, ”La Stampa” 13/2/2007) • «Tutti, a Brindisi, dovevano pagare. Per tutto: dalla concessione della banchina portuale alla compravendita di complessi edilizi che poi sarebbero stati acquisiti al patrimonio comunale, dall´assegnazione d´incarichi professionali, sempre da parte del Comune, alle autorizzazioni necessarie per costruire un centro sportivo nel quartiere popolare. Ogni progetto aveva un prezzo: le chiamavano ”prestazioni”. I soldi finivano in larga parte nelle tasche dell´intraprendente sindaco: non meno di 850 milioni, 500 solo per l´acquisto di 84 case popolari dall´impresa edile di due pregiudicati: Rocco Errico e Biagio Pascali con precedenti penali e carichi pendenti legati ai reati d´associazione per delinquere, contrabbando di sigarette, riciclaggio. L´inchiesta della Procura brindisina parte nel mese di novembre del 2002 proprio seguendo le tracce di questi due imprenditori-malavitosi, che hanno una ”assidua frequentazione” con Antonino. Il sindaco piuttosto ”spregiudicato”, sempre: domandava ”mazzette” anche alla presenza di testimoni» (Lello Parise, ”la Repubblica” 10/10/2003). «Nel 1997 fu eletto primo cittadino nelle liste del Polo, subito dopo traslocò nel centro-sinistra […] A Natale 1999 voleva invitare un alieno a cena: anzi, al cenone. Dove? A Brindisi, naturalmente. Si era ufficialmente rivolta alla Nasa, ”per avere l’onore di ospitare i primi visitatori extraterrestri”. A Natale del 1998, invece, gli era venuto in mente di imbiancare la città: neve artificale dappertutto, per trasformare l’antica Brunda nella Betlemme dell’Adriatico» (Lello Parise, ”il Venerdì” 30/11/2001). «Tra le tante ”antoninate” che si era inventato in questi anni di straripante esibizionismo, così numerose che lui stesso aveva vezzosamente coniato il termine ”antoninata”, c’era stata appunto anche quella: la proclamazione urbi et orbi del ”Pernacchio Day” contro Silvio Berlusconi. Una scadenza storica, a suo dire, per rilanciare l’Ulivo: ”Inviteremo tutti i sindaci del centrosinistra per celebrare insieme il ”Pernacchio Day’”. Poi aveva aggiunto: ”Ci ispireremo alla scena di quel grandissimo attore che fu Eduardo De Filippo, che proprio con il pernacchio distruggeva l’uomo potente del rione Sanità. Un pernacchio per dirla tutta e con chiarezza a chi governa l’Italia e far ripartire una grande iniziativa politica per il rilancio del centrosinistra e una definitiva consacrazione del ruolo che spetta alle autonomie locali nei processi di crescita del Paese”. [...] Che gli azzurri brindisini abbiano buoni motivi di gongolare è difficile da contestare: il ”Gentilini rosé pugliese”, quel sindaco così estroso e guascone, instancabile e vanesio da essere spesso accomunato al primo cittadino trevisano col quale si vantava d’avere ottimi rapporti, l’avevano inventato loro. Loro l’avevano candidato per il Polo, loro l’avevano eletto nel 1997 nonostante venisse da un passato gruppettaro dalle parti di Lotta Continua risciacquato nella pratica sindacale nella Uil e l’adesione al Pri con il quale aveva debuttato nei primi anni Novanta in consiglio comunale, loro erano stati traditi una sera d’agosto del 1999 quando il nostro, davanti a una pizza con il suo ex-avversario diessino, Carmine Dipietrangelo, aveva organizzato il ribaltone. Fu durissima, allora, la reazione del Polo. Ancora si ricordano le due righe sprezzanti che Alfredo Mantovano e Salvatore Tatarella, fratello di quel Pinuccio che era stato l’artefice della scelta polista e dunque il primo dei traditi, mandarono al segretario dei Ds, Walter Veltroni: ”Un contributo importante alla crescita dell’indecenza nell’azione politica”. Lui, Giovanni Antonino, non fece una piega. E tirò diritto con la nuova giunta fino alle nuove elezioni fissate per la primavera del 2002. Elezioni alle quali si presentò sventagliando una serie di lavori pubblici realizzati e una raffica di 13 liste d’appoggio. Dieci delle quali tutte sue. E baciate da un incredibile successo. Al punto che non solo fu confermato sindaco con il 72,5% dei voti e una dote personale di 18 consiglieri, ma la sua lista principale, Centro Democratico, divenne il primo partito. La sera stessa, fedele al voto che aveva fatto in campagna elettorale, si presentò negli studi di ”Puglia Tv” con un barattolo di schiuma da barba, un pennello e una lametta. E procedette come promesso, al taglio dei baffi. Due bei baffi da Peppone che, sopravvissuti perfino alle perplessità di Silvio Berlusconi ai tempi forzisti, vennero sacrificati al nuovo corso e all’immagine sempre più manageriale e ambiziosa che il nostro aveva scelto di darsi. La poltrona di sindaco gli stava già strettina. E lì avrebbe rivelato in un’intervista a ”Repubblica”: ”Mi sento pronto a candidarmi a presidente della Provincia il prossimo anno. Si può fare. La legge non vieta il cumulo”. Certo, ogni tanto perdeva qualche pezzo. Un assessore indagato di qua, uno sotto inchiesta di là... Ma lui, come spiegò al settimanale locale Senzacolonne, non si crucciava più di tanto: ”Ho introdotto sistemi diversi che possono essere discutibili ma hanno avuto risultati concreti. Io decido assumendo una responsabilità diretta, spesso senza neanche chiedere un parere tecnico, sapendo che si arriva al limite della norma. Sono un sindaco border line”. Sempre sul filo. A rischio. Pronto in ogni occasione a spararla grossa. A provocare. Lancia un invito ufficiale ai marziani perché vengano a Brindisi per il Capodanno del Duemila, facendo predisporre una piattaforma per i dischi volanti. Va alle feste in maschera vestendosi da monarca e portando al braccio la moglie vestita da regina. Mette a rischio le coronarie dei concittadini facendosi fotografare in vacanza in una catastrofica danza del ventre con abbondante esibizione di cotica. Annuncia che comprerà una pistola per difendersi da questuanti che ”siccome ho risolto un casino di problemi pretendono ciascuno che risolva subito pure il problema suo” e comunica: ”Se dovessi trovarmi nelle condizioni di usarla, garantisco che sparo”. Ma non basta. Chiede a Vittorio Emanuele di venire a Brindisi, al rientro in Italia, per ricordare i mesi in cui la città fu ”capitale d’Italia”. Riceve i contrabbandieri proprio mentre il ministro Enzo Bianco annuncia l’operazione ”Primavera” contro il contrabbando. Istituisce il ”Muro degli insulti” in modo che ”chi vuole scrivere la sua contro il sindaco non insudici tutta la città”. Manda una lettera ufficiale al sindaco leccese Adriana Poli Bortone chiedendo la restituzione della colonna romana che faceva coppia con quella rimasta all’imbocco della Via Appia al porto brindisino. Colonna donata a Lecce, in ricordo della grazia ricevuta dall’amato da Sant’Oronzo durante la peste, nel 1654. Per non parlare della volta che si fece fotografare ignudo per una rivista con indosso solo gli slip e la fascia tricolore. Un gesto stigmatizzato da un collega sindaco di Montebruno (Genova), Federico Marenco, che lagnandosi spiritoso dello spettacolo offerto da Antonino ”con un pancione da quattro mesi”, si augurava ricordando anche l’exploit di Gabriele Albertini ”che smettano di posare seminudi i sindaci ed incomincino le Sindache”, possibilmente quelle con misure ”90-60-90”. Lui finse di indignarsi: ”Sono ben altre, le offese al tricolore!”. Ma rideva. Come sorrideva ancora, raccontano, quando già s’aspettava le manette: ”Ho cominciato ad alzarmi all’alba. Così, quando verranno a prendermi...”. Border line fino all’ultimo» (Gian Antonio Stella, ”Corriere della Sera” 10/10/2003).