varie, 8 gennaio 2003
ANTONELLI
ANTONELLI Ennio Todi (Perugia) 18 novembre 1936. Cardinale. Ex arcivescovo di Firenze (fino al 2008), poi incaricato di seguire in Vaticano le politiche per la famiglia • «Dotato di prudenza e di equilibrio, ma anche di un calore umano appena velato di timidezza, nominato nel 1995 dopo essere stato vescovo di Gubbio e Perugia - è stato accanto a Ruini nell’organizzare sempre meglio le strutture della Cei, aiutando nella preparazione della grande assemblea ecclesiale di Palermo del 1995 e soprattutto seguendo il lavoro di elaborazione degli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il prossimo decennio» (Marco Politi, ”la Repubblica” 22/3/2001) • «La sua passione è la Storia dell’Arte, che ha studiato all’Università di Perugia e ha insegnato nei licei, tra Gubbio e Assisi. Il suo pittore preferito è Piero della Francesca e il dipinto che salverebbe dal diluvio è il Cristo Risorto del Museo Civico di Sansepolcro. […] un uomo buono e riusciva benissimo nel rapporto con la gente, quando era a Perugia. Deve invece aver sofferto molto negli uffici della Cei e nel rapporto con la curia romana. Non è fatto per il potere. Ha buona salute ed è di famiglia longeva: i genitori Luigi (più che novantenne) e Giuseppina sono vivi e svegli. Guida l’automobile, ma non usa il computer. Impossibile attribuirgli simpatie politiche» (Luigi Accattoli, ”Corriere della Sera” 22/3/2001) • «Ha il sorriso mite e un po’ timido, i modi riservati, lo sguardo di un uomo buono, la cultura raffinata d’un umanista. Il tipo di persona che non ha nemici perché volergli male sarebbe difficile anche a mettercisi d’impegno. Quando insegnava nei licei pubblici, per dire, gli capitava di fare amicizia con ogni sorta di gente, ”pensate, c’era un insegnante che si professava ateo e nietzschiano di sinistra e ha portato dalla sua parte diversi alunni perché era molto bravo, molto capace”, raccontò in un incontro con gli ex colleghi, la voce tranquilla appena velata d’ironia, ”ora insegna all’università e quando sono diventato arcivescovo di Firenze mi ha scritto una lettera in cui mi chiede di pregare per lui. Vedete com’è complicata la vita?”. Il cardinale Ennio Antonelli, per parte sua, nella vita ha saputo orientarsi con la serenità ieratica del suo amato Piero della Francesca e la tenacia dei genitori, il papà Luigi che faceva l’operaio, la mamma Giuseppina che stava in casa e talvolta s’adoperava in qualche lavoro di sartoria [...] ginnasio del seminario vescovile, liceo in quello di Assisi, studi romani di filosofia e teologia all’Università Lateranense, un’altra laurea in Lettere classiche a Perugia. Ha insegnato italiano, latino, greco, storia dell’arte nei licei e, ad Assisi, teologia dogmatica. La cultura e l’indole ne fanno un uomo che parla con tutti, rigoroso nei contenuti ma senza asprezze militanti. Bisogna convincere con l’esempio, ”proporre la fede alle persone perché possano decidersi in modo consapevole e libero: non una proposta di tipo attivistico, quasi si trattasse di fare propaganda”. Vescovo di Gubbio nell’82, arcivescovo di Perugia sei anni più tardi, nel ”95 è diventato segretario generale della Cei. Così ha scritto il Catechismo degli adulti e lavorato pure alla stesura del documento Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia , gli orientamenti pastorali ai vescovi per il primo decennio del 2000. Guai a fuggire la complessità e chiudersi a riccio. Ai ragazzi amava leggere Dostoëvskij e a Manzoni preferiva Leopardi ”perché più metafisico, profondo, essenziale: un poeta religioso, nel senso che è innamorato della vita, e nello stesso tempo nichilista, ma di un nichilismo invivibile e quindi portatore d’una formidabile domanda di senso, di significato, di bellezza”. Per questo la missione sta al centro, ”come sarebbe bello se, in mezzo a questo nostro mondo invecchiato e triste, noi cristiani ritrovassimo la gioiosa attesa dei primi tempi”. E tutti vanno coinvolti, non ci sono solo i parroci: fin dai tempi di Gubbio ha promosso il ruolo dei laici e l’idea di una ”ministerialità comune”; da sempre vicino ai Focolarini, vive d’amore e d’accordo con tutti i movimenti. A Firenze ha concluso [...] la causa di beatificazione di Giorgio La Pira, nell’omelia ai funerali di Mario Luzi ha salutato il poeta come ”profeta di un umanesimo aperto al mistero divino”. Ma se l’impegno dei cattolici è fuori discussione, neanche gli osservatori più smaliziati sono riusciti ad attribuirgli uno straccio di simpatia politica. [...] Si racconta che negli anni passati alla Cei, a contatto con la Curia vaticana, abbia sofferto perché non ama il potere e lo esercita per necessità, cosa che gli attira un affetto incondizionato tra i fedeli e al contempo, in alcuni critici, un solo appunto: non è tipo da comandare, non ha il polso di ferro. Altri dicono che piuttosto non è un accentratore e comanda bene perché sa delegare e dare fiducia. [...] tende ad avere altri punti di riferimento. Come il Cristo Risorto di Piero della Francesca, la luce incerta e cangiante, in basso tre sentinelle addormentate e una in atto di destarsi, dietro un paesaggio che pare diviso tra gelo e fioritura e al centro Gesù che si leva solenne dal sepolcro e segna il passaggio ”dalla notte al giorno, dall’inverno alla primavera, dal sonno alla veglia”. Il capolavoro di Sansepolcro è l’opera che più ama tra quelle del genio che sapeva dipingere la serenità e il silenzio, ”vincitore della morte, il Cristo calca con tranquilla sicurezza la cornice del sepolcro e pianta con forza il vessillo crociato fuori di esso; Egli guarda fisso davanti a sé con i grandi occhi magnetici, è la presenza misteriosa che veglia sul mondo: ”Ecco, io sono con voi’”» (Gian Guido Vecchi, ”Corriere della Sera” 13/4/2005) • «[...] stato vescovo a Gubbio, arcivescovo a Perugia e [...] Firenze, cioè in tre città fra le più rosse d’Italia. Ma sulle cronache esordì ricevendo gli esuli cileni e celebrando la messa pasquale in una fabbrica occupata. In seguito si produsse in una serie di iniziative molto trendy: vacanze nelle favelas, visite a Cuba, incontri con Arafat, partecipazioni a Umbria Jazz. Si è talvolta espresso a favore della concertazione e contro le politiche secessioniste e pagane: ”Il dio Po non esiste”. A Firenze non negò alle parrocchie la possibilità di accogliere i partecipanti al Social Forum del novembre 2002, ricordando che quei giovani danno ”visibilità ai temi della globalizzazione”, al contrario dei mass media. Nel 2003 ha aderito a una manifestazione per la pace organizzata dai sindacati. [...]» (’La Stampa” 13/4/2005).