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 2003  gennaio 06 Lunedì calendario

BRIGHETTI

BRIGHETTI Barbara Cremona 2 giugno 1966. Paracadutista. Conduttrice tv • «Con lei, pioniera del free- style, cadere nel vuoto diventa un’arte. Con lei s’infrange anche l’ultimo tabù, quello del record mondiale femminile di lancio in apnea: dalla quota di 10.900 metri finisce dritta nel Guinness dei primati. Con lei l’Italia scopre il gusto di una disciplina all’epoca ancora allo stato embrionale, guardata con sospetto e con diffidenza dai puritani dello sport. D’altronde la sua non poteva essere una vita ”normale”. Non dopo essere cresciuta in Africa, a contatto con la natura, abituata a correre a piedi scalzi nella savana. Non con due genitori come i suoi, che hanno mollato lavoro e ambizioni pur di vivere sulle rive del lago Nai Vasha. Il papà, Bruno, musicista con la passione della pesca subacquea; la mamma, Giovanna, indossatrice sulla cresta dell’onda: si sono innamorati del Kenya durante un viaggio di piacere e l’hanno scelto come residenza. Così la piccola Barbara a 40 giorni è già su un aereo che la porterà lontano da Cremona, in una fattoria vicina all’Equatore. Un’altra piccola casualità, che le regala ancora in fasce il contatto con le grandi passioni della sua vita: il volo e la natura. ”La mia infanzia in Africa è stata una lezione di vita. Ho imparato ad amare gli animali e a rispettare gli elementi. Senza questa esperienza non avrei mai sviluppato un così forte desiderio di stare a contatto con la natura, che è poi il motore di tutte le mie imprese con il paracadute. Le avventure che ricordo con più piacere, infatti, sono quelle che mi hanno fatto conoscere posti bellissimi e poco accessibili agli uomini”. In Africa scopre anche lo sport: atletica, equitazione, vela, persino immersione. Li prova tutti, ma nessuno riesce a coinvolgerla completamente. A 17 anni torna in Europa, s’iscrive a una scuola per traduttori, in Svizzera: si diploma ma capisce che regole e convenzioni non fanno per lei. Si sposta in Italia, a Milano, dove frequenta un corso d’informatica e si mantiene facendo diversi lavori: programmatrice, traduttrice (grazie alla conoscenza di cinque lingue: inglese, italiano, swahili, francese e spagnolo), commessa. Ma non è felice. ”In ufficio mi sentivo in prigione. Sognavo spazi aperti, paesaggi da scoprire, emozioni forti. Così ho deciso di prendere il brevetto da pilota, per volare sulla mia Africa”. Ma all’Aeroclub di Cremona scopre il paracadutismo ed è amore al terzo lancio. ”Il primo l’ho fatto in piena incoscienza, ero euforica e non capivo bene che cosa stesse accadendo. Al secondo dire che non avevo paura significherebbe mentire spudoratamente: ero terrorizzata e mi hanno dovuto buttare fuori con la forza. Al successivo è scoppiata la scintilla: ho capito che questo sport mi avrebbe cambiato la vita: il coinvolgimento emotivo era troppo forte perché potessi pensare di smettere”. La passione la divora fino a farle bruciare tutte le tappe: dopo un anno di apprendistato i lanci non bastano più; vuole l’estremo, vuole imparare tecniche all’avanguardia per tentare sfide impossibili. Le scuole italiane le stanno strette e così Barbara la giramondo ritira fuori la valigia e parte alla volta di Francia e Stati Uniti. Conosce il mostro sacro dei lanci Patrick de Gayardon, che la indirizza verso Mike Mitchigan, il primo a praticare il free- style. E s’appassiona a questa ginnastica artistica aerea: in uno sport dominato da uomini duri lei irrompe con tutta la sua femminilità, imparando a tuffarsi dalle nuvole nelle pose più incredibili, come se fosse una ballerina. La stessa femminilità che sfodera di fronte alla macchina fotografica, quando qualche anno più tardi (2001) accetterà di togliersi la tuta e di trasformarsi in una sexy modella per la rivista Capital. Al ritorno in Italia ha in testa una sola idea: tentare il record con il lancio da 10.900 metri. Ci riesce l’ 11 dicembre 1993, a Brescia. La sua impresa fa il giro del mondo e diventa il simbolo della spregiudicatezza e della libertà. Da allora non si è più fermata. ”Perché per me è il paracadutismo estremo equivale a una ricerca introspettiva: attraverso le mie imprese ho imparato a conoscere i miei limiti e le mie capacità”. Neanche dopo la morte del grande amico Patrick, avvenuta nel 1998 alle Hawaii, lascia che la paura prenda il sopravvento sulla sua voglia di conoscere l’ignoto. […] ”La mia passione, ormai, è diventata un lavoro. Faccio l’istruttrice, curo una rubrica sugli sport estremi su un mensile. Insomma, mi dedico molto di più agli altri, cerco di trasmettere il mio amore per il paracadutismo. Anche questo ti regala grandi emozioni. Ma non ho rinunciato ai lanci […] Il mio sogno, però, resta atterrare sul Kilimangiaro: dovevo farlo nel ”96- 97, ma le autorità africane mi hanno negato le autorizzazioni dopo un anno di tira e molla. Io però non ho rinunciato all’idea di atterrare nella culla dell’uomo: ogni volta che ci passo sopra con l’aereo mi viene voglia di lanciarmi fuori dal finestrino... Continuerò a provarci: sarebbe bello chiudere la mia carriera in Africa, l’isola felice della mia infanzia”» (’Corriere della Sera” 5/1/2003).