Giuseppina Manin "Corriere della Sera" 3/1/2003, 3 gennaio 2003
Maria Monti ricorda la prima volta che incontrò Giorgio Gaber, «morbo dolce e meraviglioso»: «Era il ’61, io cantavo in una band, "I giullari" e scrivevo canzoni
Maria Monti ricorda la prima volta che incontrò Giorgio Gaber, «morbo dolce e meraviglioso»: «Era il ’61, io cantavo in una band, "I giullari" e scrivevo canzoni. Un giorno il nostro pianista mi manda a casa un giovnotto che con la chitarra se la cava benino e potrebbe orchestrarle. Apro e mi trovo davanti un ragazzo bellissimo. Gran nasone, ma bellissimo. Con un sorriso così dolce che innamora». Si invaghirono subito l’uno dell’altra: lei ventiquattrenne, lui più giovane di tre anni, presero a comporre canzoni insieme (il brano "Goganga" venne fuori da «una romantica tarsferta al mare») e a far l’amore in macchina. Lei lo lasciò tre anni dopo per non diventare «la fidanzata di Gaber»: «Provai un dolore pazzesco, ma dovevo. Accanto a lui stavo diventando l’ombra di me stessa. Di sposarsi non se ne parlava. Il fatto che io avessi tre anni più di lui ai tempi pesava. Io aspettavo un gesto da lui, speravo crescesse e, nel frattempo, continuavo a trovar scuse per la sua immaturità. Non poteva andare avanti. A me s’è spezzato il cuore. Per cinque anni non sono riuscita a pensare che a lui. Lo cercavo in ogni uomo ma non l’ho più trovato. Lui invece tre mesi dopo stava con Ombretta».