Guido Tiberga, "La Stampa" 30/12/2002, pagina 17; Luca Raffaelli, "la Repubblica" 30/12/2002, pagina 25., 30 dicembre 2002
Il 31 dicembre del 1932 esce per la prima volta in Italia il giornalino di Topolino. Edito dal fiorentino Giuseppe Nerbini, diretto da Paolo Lorenzini (che si firmava Collodi Nipote per via della parentela con l’autore di Pinocchio), usciva una volta al mese: otto pagine formato 25 per 35, senza le nuvolette ma solo con didascalie a illustrare i disegni, era venduto al prezzo di venti centesimi
Il 31 dicembre del 1932 esce per la prima volta in Italia il giornalino di Topolino. Edito dal fiorentino Giuseppe Nerbini, diretto da Paolo Lorenzini (che si firmava Collodi Nipote per via della parentela con l’autore di Pinocchio), usciva una volta al mese: otto pagine formato 25 per 35, senza le nuvolette ma solo con didascalie a illustrare i disegni, era venduto al prezzo di venti centesimi. Nel primo numero il personaggio era alle prese con un elefante burlone (una didascalia: «Topolino dal rinchiuso fatto ardito, anzi gradasso, al bestione in pieno muso scaglia dritto un grosso sasso»). Per un paio di numeri, a causa di problemi con i diritti Disney, il giornalino uscì come «Topo Lino», in una diversa veste grafica. Nel 1935 Nerbini vendette la testata ad Arnoldo Mondadori, che lo pubblica tuttora (unica interruzione: dal 21 dicembre 1943 al 15 dicembre 1945). «Topolino» superò anche gli ostacoli della censura: nel 1938, infatti, il MinCulPop aveva imposto l’abolizione di tutto il materiale di produzione straniera. Si racconta che quando Ezio Maria Grey, alto funzionario del ministero, sottopose a Mussolini la lista dei personaggi da mettere all’indice, si vide tornare indietro il foglio con una postilla autografa: «Eccetto Topolino». Era, infatti, il beniamino dei figli del Duce: Romano era abbonato alla rivista dal ’36 e un disegno di Anna Maria era stato pubblicato nella rubrica della piccola posta.