Paolo Madron, ìPanoramaî 19/12/2002, 19 dicembre 2002
Le banche creditrici (Capitalia, Unicredito, Intesa-Bci, San Paolo-Imi) erano all’oscuro di tutto: «Non è difficile immaginare il travaso di bile dei banchieri, un travaso doppio, anzi triplo: prima per aver appreso dalle agenzie la notizia di un ribaltone, cosa che peraltro in privato auspicavano da tempo
Le banche creditrici (Capitalia, Unicredito, Intesa-Bci, San Paolo-Imi) erano all’oscuro di tutto: «Non è difficile immaginare il travaso di bile dei banchieri, un travaso doppio, anzi triplo: prima per aver appreso dalle agenzie la notizia di un ribaltone, cosa che peraltro in privato auspicavano da tempo. Poi per aver saputo che a ordire la trama era stata l’odiatissima Mediobanca, che prima dell’estate aveva soffiato loro la Ferrari a un passo dal collocamento in borsa. Infine la ciliegina: il piano elaborato da piazzetta Cuccia, una superholding da una parte, frutto della fusione tra Fiat e Ifil, un polo del lusso dall’altra attorno alla Ferrari e al suo presidente Luca di Montezemolo, le metteva inopinatamente fuori gioco. Vincenzo Maranghi aveva architettato tra fusioni e scorpori una costruzione societaria che non aveva bisogno di soldi. E per un motivo molto semplice: il denaro lo avevano già copiosamente messo le banche finanziando l’ultimo aumento di capitale del Lingotto» (Madron).