Varie, 17 dicembre 2002
AQUINO
AQUINO Sonia Avellino 6 agosto 1977 • «Per una settimana è stata la promessa sposa di Renzo Arbore. Quarant’anni più giovane dell’uomo di Quelli della notte, era stata presentata nella trasmissione di Chiambretti come la ragazza con la quale Renzo si sarebbe sposato a maggio 2003. Ci avevano creduto tutti. Adriano Aragozzini, manager di Arbore, gli aveva urlato al telefono: ”Splendida ragazza! la donna giusta per te! Sposala subito!”. Solo gli stretti parenti erano stati avvertiti che si trattava di una burla per fare satira sulla televisione del reality show che lava in pubblico tutti i panni, sporchi o puliti che siano. […] ”C’è talmente differenza di età. Renzo lo adoro e gli voglio bene. Ma non lo sposerei […] Ho sempre avuto fidanzati normali, con la testa sulle spalle. Mi piacciono gli uomini rassicuranti. Che non abbiano le mie stesse angosce e i miei stessi problemi […] Fin da piccola faccio danza, moda, teatro, centro sperimentale, e poi televisione e cinema […] Nel 1991 ho vinto Miss Irpinia. Avevo 14 anni. Avevo vinto anche Miss Leuca, in Puglia […] Prosperosa, una tipica bellezza mediterranea, niente a che fare con le modelle anoressiche. A me piace mangiare e bere. Però non mi piace puntare sul mio corpo e sulla mia bellezza […] A volte la bellezza è imbarazzante. Tutti ti dicono che sei bella e si dimenticano di dirti che sei brava […] Ho degli occhi molto belli. Sono scuri, a volte diventano verdi. Ma agli uomini, lo so, piace soprattutto il seno, il mio corpo morbido, pieno di curve […] A volte se un uomo vuole pagarmi la cena io mi arrabbio. E a volte se non vuole pagarmela penso sia un cafone. Non sono attendibile. Sono umorale […] Faccio scenate, picchio. Sono alta 1,75 e ho delle mani enormi. Quando schiaffeggio lascio il segno. Menare è bello perché è bello fare pace. So farmi perdonare […] Le mie storie finiscono sempre per gelosia […] Un produttore televisivo mi disse che mi avrebbe fatto diventare una star se fossi stata carina con lui. Io mi misi a ridere. Dissi: ”Grazie è stato un piacer. E me ne andai”» (Claudio Sabelli Fioretti, ”Corriere della Sera” 16/12/2002).