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 2002  dicembre 17 Martedì calendario

ANDRAOUS

ANDRAOUS Vincenzo Catania 28 ottobre 1954. Criminale. Protagonista di rapine e violenze per tutti gli anni 70. Con sette ergastoli da scontare, diventa poi ”il boia delle carceri”. Nel 1981, a Nuoro, uccide il re della mala milanese Francis Turatello. Dissociatosi dal crimine alla fine degli anni 80, inizia a scrivere poesie, saggi, interventi sulla condizione giovanile e carceraria. Adesso, in semilibertà, è educatore alla Casa del giovane di Pavia. «Capelli e baffi neri, ha ancora l’aria da duro. Agile e scattante, cammina con impazienza. Alto e magro, porta in giro orgoglioso un corpo che pare un fascio di nervi. […] A Cavalcaselle, in provincia di Verona, è arrivato nel 1960 da Catania con la famiglia. Unici meridionali in un paesino di mille anime. All’inizio esprimeva la sua furia lanciando sassi contro i compagni di scuola che lo chiamavano terrone. Mirava dritto alla testa, per essere sicuro di far male. Poi i furti a casa della maestra e quelli dal panettiere. Con i soldi che rubava ci comprava le figurine, da regalare ai suoi compagni per comprarsi il loro rispetto. Dopo qualche breve permanenza in riformatorio, a sedici anni, arriva nel carcere di Verona. Ha già una sua banda ed è un abile scassinatore, ladro di macchine e motorini. Qui incontra i suoi primi maestri, un gruppo di bresciani che fuori rapinano banche e dentro possiedono i segreti di ogni cella. Si iscrive alla scuola del crimine e impara in fretta. Come spaccare denti e mandibole. Come ricavare coltelli rudimentali da lattine di cibo in scatola. […] Una rapina ogni tre giorni, una macchina nuova alla settimana […] Entra nelle banche a viso scoperto e guarda negli occhi le vittime. Non le maltratta. Non spara se non è necessario […] Quando compie 21 anni, è latitante già da tre […] A Treviso, nel gennaio del 1977, organizza la sua prima evasione dal carcere. Rinchiuso in cella con i brigatisti, inizia a leggere libri. Partecipa alle letture collettive di Marx, Engels, Ho Chi Minh, Nietzsche e si diverte un sacco. […] ”Erano dei sognatori, gente allegra e sincera. Noi però li consideravamo degli sconfitti. Loro erano contro la proprietà privata, noi per averla. Loro compravano armi per uccidere, noi per andare a giocare a Saint Vincent”. […] Quando entra nel labirinto delle carceri speciali, ”dove ogni uomo privato della speranza diventa una bomba a orologeria”, inizia a combattere una guerra spietata. Pronto a uccidere chiunque fosse pronto ada arrendersi, a trattare, o semplicemente a cercare di invertire la rotta del proprio destino. […] Finché il 17 agosto del 1981 nel carcere di Nuoro uccide Francis Turatello. […] Diventa sempre più pericoloso, è in cima alla lista delle bestie nere. Così finisce all’Asinara, in compagnia dei brigatisti rossi […] La sua unica speranza diventa il suicidio. [..] Poi i tempi cambiano […] a San Vittore, nel 1987, quando i suoi stessi ”fratelli di sangue” gli si rivoltano contro. Una notte, è inverno, entrano nella sua cella. Lui li sta aspettando da giorni, perché sa bene che chi vive vince e chi muore perde. Nel buio sente i loro respiri affannati […] Si salva grazie agli sbirri che irrompono in cella e interrompono l’esecuzione. Per ricucirlo, i medici gli danno quattrocento punti» (Cristina Giudici, ”Il Foglio” 11/8/2002).