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 2002  dicembre 17 Martedì calendario

ANDERSON4

ANDERSON Ian Edimburgo (Gran Bretagna) 10 agosto 1947. Musicista. La sua prima band sono i Blades (dal club di James Bond): suonano jazz, blues, dance e soul. Cambia varie band e forma i Jethro Tull. Il nome è quello di un inventore-agricoltore del 18˚secolo. Debuttano nel ”68. I loro capolavori: Aqualung e Thick as a brick (1971 e 1972). La sua presenza sul palco e il modo di suonare il flauto, in equilibrio su una gamba sola, ne hanno fatto un simbolo «L’uomo che introdusse il flauto nel rock, leader e fondatore dei Jethro Tull […] ”Il flauto è uno strumento curioso, l’ho scelto per caso, prima ero un chitarrista poi ho cambiato. Non che avessi particolari conoscenze dello strumento. Avendo sentito suonare Eric Clapton, decisi che non sarei mai riuscito a diventare bravo come lui. Un giorno ho visto un flauto in un negozio di musica. Era lì, bello, scintillante e allora ho pensato: questo strumento non è molto comune nel mondo del rock. Potrei diventare un grosso pesce in una piccola piscina, diventare il numero 1 in un genere. A 33 anni dalla scelta posso dire che avevo visto giusto. Non vedo all’orizzonte un nuovo Ian Anderson. Qualcuno ci ha provato, ma non ha mai venduto 50 milioni di dischi […] Le mie canzoni preferite? Potrei dare una versione ”politically correct’, con i brani più popolari. Ma preferisco un criterio più personale. La prima è Budapest perché combina un sacco di elementi tipici dei Jethro Tull con un buon mix fra musica classica, momenti acustici e una punta di blues. Poi c’è Locomotive Breath che suono a ogni concerto ed è molto popolare. Da Stand up del ”69 sceglierei Bouree: è un brano strumentale che suono con il flauto ed è una riproposta satirica di temi cari a Bach. Insomma, il povero Bach viene stravolto e reso caramelloso come certe band di quart’ordine. A me fa ridere anche se temo che Bach non sarebbe della stessa idea”» (Mario Luzzato Fegiz, ”Corriere della Sera” 12/6/2001). «’Resto fedele a mia moglie Shona, ma tradisco la mia musica” [..] anima dei Jethro Tull e ”flauto magico” del rock. [...] ”[...] non ho mai dormito con una donna che non fosse la mia signora, invece mi piace andare a letto ogni notte con una musica diversa. Amo passare da uno stile all’altro, registrare con la mia orchestra o andare in tour con la band che poi è come passare da una Harley Davidson a una Vespa. [...] Ai nostri concerti viene gente matura, non siamo mai stati popolari fra i teenagers. [...] Soltanto in Spagna e in Italia ci conoscono i ragazzi, forse pensano che siamo gli Iron Maden con il flauto”. Hanno venduto più di 60 milioni di dischi e tenuto duemilacinquecento concerti in 40 Paesi. Sono una delle formazioni più longeve della storia del rock, [...] e sono sopravvissuti a cambi di formazione e a più di una moda musicale. Benefit, Aqualung e Thick as a brick, sono i titoli più famosi di una carriera ininterrotta. Anche se Anderson è l’unico sopravvissuto della vecchia formazione. ”La gente ama le vecchie rockband, al Live 8 i Pink Floyd e gli Who hanno fatto furore. Anche i Van der Graaf Generator si sono riuniti, se non sbaglio. normale che la gente li ami, sono icone del rock, i nostri Bach e Mozart. Guardarli suonare è un po’ come vedere i film in bianco e nero con i vecchi attori di Hollywood: Frank Sinatra, Humphrey Bogart, John Wayne. Il loro modo di recitare è antico ma il carisma, se è reale, non muore”. Però poi attacca una leggenda come Paul McCartney. ”Raccoglie tanti consensi, non capisco perché, a me non è mai piaciuto. E nemmeno i Beatles, in fondo, questione di gusti. Avrei salvato soltanto il genio di John Lennon”. E nemmeno le nuove band lo entusiasmano. ”Non vedo troppi talenti, preferisco ascoltare i miei dischi di classica o il rock classico, quello degli anni Sessanta e Settanta. Forse gli unici che potrebbero diventare davvero grandi sono i Coldplay ma devono resistere tutti insieme”. Dal 1999 i Jethro Tull non incidono un album di inediti (lo ha fatto Anderson, da solo, nel 2003), ma sono state pubblicate ristampe e antologie. ”Il punto, o il problema, è che non mi sono ancora stancato di suonare. Così, ogni occasione è buona per andare in posti dove non sono mai stato e dove la gente non conosce la nostra musica. [...]”» (Sandra Cesarale, ”Corriere della Sera” 16/7/2005).