Varie, 16 dicembre 2002
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Hagen Nina
• Berlino (Germania) 11 marzo 1955. Cantante • «La regina del rock tedesco, la strega punk che non rinuncia alle provocazioni, agli eccessi, all’esibizionismo spinto […] È nata a Berlino Est da una famiglia di origini ebraiche. I suoi nonni morirono in un campo di sterminio e suo padre conobbe le torture naziste. La mamma Eva-Maria era una famosa attrice della Ddr, “Una donna meravigliosa”, dice Nina di lei. Quando la piccola Hagen aveva due anni, Eva-Maria si risposò con Wolf Biermann, il cantautore simbolo della Germania orientale. Nel 1976 tutti e tre si trasferirono a Berlino ovest e per Nina gli anni sono stati un rincorrersi frenetico di emozioni: sesso, droga e naturalmente il rock. Guardando il suo look vengono in mente Londra e New York, difficile immaginare che le sue origini risalgano invece al socialismo reale della Ddr? “Se si pensa con le categorie dei tedeschi dell’ovest, allora la Germania est appare soltanto come uno stato autoritario, grigio, fitto di spie e intrighi di marca sovietica. Ma questa non è che una parte della verità. Molti non sanno che nelle case di Berlino Est si facevano feste fantastiche, messe in scena di cabaret, sperimentazione artistica. Non lo dimentichiamo, nella Ddr era passato anche Bertolt Brecht”. E Wolf Biermann... “Io ero molto giovane, e lui affascinante. Cantava le risate e la disperazione, l’amore e la filosofia, non le cose brutte del mondo, ma le cose brutte dell’uomo. Per noi ragazzi dell’est era un po’ come Bob Dylan. È stato grazie a lui che un’intera generazione, oltre me, ha compreso l’idea originaria del comunismo (“Urkommunistische Idee”), che non era fatta di fanatismo, né di limitazioni, ma era a forma di felicità umana. Peccato che sia finita così? Con il comunismo, intendo. Guardi, glielo assicuro, poteva essere una cosa bellissima. Certo che se mi privi della libertà di movimento, non mi dai la possibilità di viaggiare, mi impedisci persino di avere un dio, beh è chiaro che poi la gente scappa. Ma ripeto, non cè stato solo il comunismo di Stalin, c’è stato anche quello di Brecht e di Wolf Biermann […] Punk è uno stile di vita, non un tipo di guardaroba. Non basta girare tutti sudici per le strade accompagnati da cani e chitarre per essere punk. Io non saprei dire bene che cosa significa, posso dire che a New York ci sono delle case occupate dove i ragazzi vivono in libertà e si occupano di volontariato. Ecco, anche questo è punk. È capacità di stupire, cominciando sempre da sè e mai dagli altri» (Francesca Sforza, “La Stampa” 13/12/2002).