varie, 16 dicembre 2002
AMENDOLA1
AMENDOLA Claudio Roma 12 febbraio 1963. Attore. «Il duro per eccellenza del cinema italiano, ma anche l’attore apprezzatissimo per il personaggio del terrorista disilluso ne La mia generazione di Wilma Labate [...] Da ragazzo era scapestrato e ribelle. Preferiva la strada alla scuola e faceva dannare i genitori che non riuscivano a immaginare per lui un qualche futuro di lavoro. Fino a quando Rita Savagnone incontrò il regista Franco Rossi, che cercava ”un giovanotto sui diciotto anni, con un fisico da pugile, una faccia aperta e cordiale”. ”Hai descritto mio figlio”, ribatté Rita. ”Claudio di quel provino non voleva saperne. Ci andò con l’idea di scapparsene subito dopo. E invece, la settimana seguente, era sul set di Storia d’amore e d’amicizia [...] una delle più belle fiction della nostra tv”. [...] Fedele tifoso romanista [...] Impegnato a sinistra (’sono di Rifondazione”) [...] Ha conservato un’abitudine: quella di non studiare mai la parte. ”Non è proprio così: per fortuna, dopo aver letto il copione due volte, lo so tutto a memoria. E così prefersico non rischiare di diventare meccanico a furia di ripetere le battute”» (Patrizia Carrano, ”Sette” n.12/1997). «Con quella faccia ”un po’ così” come dice Paolo Conte, senza mezze misure ruvida o tenera, o tutte e due le cose come i ”bulli veri”, cosa altro avrebbe potuto fare: o il poliziotto o il delinquente. E per la verità la sua carriera si è equamente divisa, al cinema come in televisione, tra queste due casacche d’attore [...] ”C’ha er fisico”: a chi piace maschio Amendola piace, lui così concreto, schietto, muscoloso, quasi un maciste in un’epoca di maschi incerti. E piace, ricambiato, a Francesca Neri, tutto altro genere, levigata, esile, cerebrale, che da cinque anni è la sua compagna [...] Figlio d’arte, degli attori Ferruccio e Rita Savagnone voci celebri [...] Tra gli attori giovani è quello che lavora di più, anche all’estero. E con gli anni è diventato sempre più bravo e versatile, capace di passare dal ridere scemo di Vacanze di Natale, alla tensione di Ultrà, al fiabesco Tano da Morire: ”Il banco di prova, la svolta vera della mia carriera è stato Mery per sempre: ma non mi è capitata, l’ho voluta coi denti quella parte. Risi nemmeno voleva sentirne parlare, gli altri attori erano tutti palermitani, minorenni, ragazzi che il carcere lo avevano fatto davvero. Feci un provino fantastico: alla fine Risi si alzò e mi disse: Mi hai fregato!”. Dopo tante produzioni, quelle mega internazionali come L’ussaro sul tetto o La regina Margot, le fiction da prima serata tv ma anche i piccoli grandi film italiani che non vede mai nessuno, non si comporta da star, anzi per il cinema ancora s’appassiona: ogni tanto s’incazza per ”l’approssimazione diffusa”, come dice, annuncia che molla tutto, che è stufo, cambia idea, e più di una volta ha preso carta e penna per scrivere al ministro di turno. ” una battaglia che mi ha stancato: la verità è che agli italiani del nostro cinema non gliene frega niente” [...] ”Sono stato padre tre volte, in maniera completamente diversa: la prima l’ho avuta a ventuno anni, Rocco è nato che ne avevo trentasei. Non sono un mammo, ma adesso sono più attento, più gioioso, più responsabile”» (Carlotta Mismetti Capua, ”il Venerdì” 16/3/2001). «Ho un debito nei confronti delle Forze dell’ordine: interpretando poliziotti e investigatori sono diventato famoso, grazie a questi ruoli ho costruito la mia carriera. E mi fa piacere che mi fermino, mi salutino: sento che mi considerano uno di loro [...] Girando La scorta, a Trapani, ho incontrato i ragazzi che rischiavano davvero la vita tutti i giorni: le loro parole mi sono rimaste nel cuore [...] Il cinema e la tv ti permettono di fare cose proibite da qualsiasi regolamento: ho avuto sempre il sospetto che sotto sotto anche a molti poliziotti, che hanno le mani legate, piacerebbe dare un cazzotto a qualcuno. Beh, io posso”» (’la Repubblica”, 19/3/2001).