Varie, 12 dicembre 2002
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Acton Emilia
• (Emilia Del Balzo) Sarno (Salerno) 15 settembre 1926 • «John Francis Edward Acton arrivò a Napoli nel 1778. Ferdinando IV di Borbone l’aveva chiesto in prestito a suo cognato, il granduca Pietro Leopoldo di Lorena, perché riordinasse la marina napoletana. Figlio di aristocratici inglesi cattolici emigrati in Francia per motivi religiosi, educato poi al mare, a Livorno, da uno zio, a quell’epoca un po’ sopra i quarant’anni, non tornò più in Toscana e divenne in breve tempo uno dei personaggi più significativi del regno assumendo la segreteria di Stato, la direzione della Real Marina, quella della Azienda e Commercio. Più di due secoli dopo, alla sua scrivania siede l’ultima delle sue discendenti napoletane, la principessa Emilia Acton. Nata Del Balzo (un Del Balzo, Francesco, fu costretto a sposare la focosa Isabella vedova di Francesco I e madre di Ferdinando II, di cui era stato l’amante), nipote di una Granito di Belmonte (il marchese Angelo Granito fu sovrintendente degli Archivi del Regno nella prima metà dell’Ottocento), sposa Ferdinando Acton nel 1946, non ancora ventenne. Per ragioni di nascita e di matrimonio, dunque, nella ormai ristretta ma salda rete della nobiltà borbonica napoletana la sua è una posizione centrale. […] “Mio marito – racconta – Era uno storico e ha dedicato tutta la sua vita alle ricerche e ai libri. La sua deferenza per casa Borbone era assoluta. Ferdinando, il nipote di Ferdinando II che portava il titolo di duca di Calabria, negli anni Quaranta e Cinquanta veniva spesso da noi. Fumava il sigaro con mio marito e parlava in napoletano. Sua figlia, la principessa Urraca, che viveva in modo molto modesto in Germania, veniva tutti gli anni a Napoli. Il suo sogno era di avere una casa qui e di essere sepolta qui” […] L’appartamento dove abita – una fuga di saloni sotto volte affrescate alla fine del ’600 da Giacomo del Po – si trova nel palazzo dove, giovanetta, ha conosciuto il futuro sposo che ne era proprietario, Palazzo Cellamare, a via Chiaia. Costruito da un Carafa alla fine del Quattrocento poi passato alla famiglia Giudice Caracciolo ora, seppure assediato da costruzioni tardo Ottocento e Novecento, smembrato internamente e scalcinato esternamente, conserva, con il grande viale d’accesso e la mole squadrata e smerlata, l’eleganza imponente e altera delle famiglie che nei secoli ha ospitato. In casa le foto degli ultimi Acton si alternano ai ritratti degli antenati e alle immagini dei Borbone. Emilia dice di non essere nostalgica né, tantomeno, revanchista. Suo padre andava a caccia con re Umberto di Savoia, e lei appartiene a una generazione ormai pacificata con la nuova dinastia, e del resto il ramo napoletano degli Acton, da sempre militare, passò dall’esercito e dalla marina borbonici a quelli sabaudi […] “Tutto quello che hanno fatto i Borbone a Napoli resiste ancora, quello che è stato fatto dopo è uno sfacelo”» (Elisabetta Rasy, “Sette” n.23/2000).