11 dicembre 2002
Capponi Alessandro, di anni 33. Alto, magro, capelli lunghi, il sogno di fare il ballerino abbandonato dieci anni fa per via della sclerosi multipla
Capponi Alessandro, di anni 33. Alto, magro, capelli lunghi, il sogno di fare il ballerino abbandonato dieci anni fa per via della sclerosi multipla. Nonostante la malattia aveva voluto un appartamento tutto per sé, a Porta Romana, Milano. Più volte al giorno i genitori venivano da San Donato per portargli la spesa e aiutarlo a vestirsi. Lui vagava dalla depressione all’euforia, si sforzava in gesti quotidiani come salire le scale, oppure arrivare alla tabaccheria di Pagliuca Pasquale per un pacchetto di Marlboro Lights. Ultimamente più aggressivo, s’era avventato contro la madre, Catalano Bruna, di anni 62, ex infermiera e contitolare di un centro estetico. Aveva tentato d’uccidersi un paio di volte, coi barbiturici e col gas. Il suo desiderio di morire fu infine esaudito. Alle 7 di martedì il padre, Antonio, di anni 61, dirigente in pensione della Snam progetti, gli entrò in casa e gli sparò per due volte con una pistola di fabbricazione sovietica. Al secondo piano di una palazzina di mattonelle grigie e profili di metallo blu, in via Passeroni, Milano.