11 dicembre 2002
Tags : Loïc. Hennekinne
Hennekinne Loic
• Nato a Caudéran (Francia) il 20 settembre 1940. Politica. Ambasciatore francese in Italia. «Ha compiuto a Parigi gli studi superiori: Sciences Po e Ena. entrato al Ministero degli Affari Esteri nel 1966, l’anno successivo era primo segretario a Saigon e nel 1971 primo segretario a Santiago del Cile. Tornato in Francia nel 1973, ha lavorato prima nella Direzione d’America, poi agli Affari Economici e Finanziari. Dal 1979 al 1981 è stato ministro consigliere a Tokyo, dal 1986 al 1988 ambasciatore straordinario e plenipotenziario a Giacarta, dal 1988 al 1989 segretario generale del vertice dei Paesi industrializzati. Dal 1989 al 1991 è stato consigliere diplomatico alla Presidenza della Repubblica, dal 1991 al 1993 ambasciatore straordinario e plenipotenziario a Tokyo. Tornato a Parigi, ha trascorso quattro anni all’amministrazione centrale come ispettore generale degli Affari Esteri, poi è stato nominato ambasciatore a Ottawa. ambasciatore a Roma dall’ottobre 2002. Ufficiale della Legione d´Onore, Ufficiale dell’Ordine Nazionale al Merito e Grand’Ufficiale dell’Ordine Nazionale al Merito della Repubblica italiana» (e. st., ”La Stampa”, 10/12/2002). « la nostra ambasciata più bella e Roma è una città straordinaria. Si potrebbe pensare che soffitti di otto o diciannove metri non siano ideali per lavorare o per viverci, ma i volumi sono così perfetti da poter svolgere benissimo tutte le attività, anche per una vita di famiglia. Sangallo il Giovane, Michelangelo e Vignola, i tre architetti che hanno costruito il palazzo, hanno saputo dominare i volumi in un modo straordinario [...] Nel ’66, quando entrai al ministero, mi occupai di Italia per tre anni e poi l’ho ritrovata quando fui eletto segretario generale del ministero degli Esteri. Devo dire che l’Italia dagli Anni Sessanta a oggi ha conosciuto un’evoluzione enorme. Quando l’ho studiata la prima volta si riprendeva dal dopoguerra. Trent’anni dopo il panorama è cambiato, l’economia si è affermata e il panorama politico è del tutto diverso, così ho dovuto reimparare l’Italia, soprattutto quella politica [...] L’ambasciatore rappresenta il Paese e il governo: se si è dello stesso partito che governa, è più facile, ma nel campo della politica estera c’è stata una tale continuità durante la Quinta Repubblica che si è sempre seguita la direttiva di De Gaule. Quindi, non vi sono problemi particolari per un diplomatico. La politica estera del presidente è oggi uno dei punti sui quali c’è l’appoggio della grandissima maggioranza dei francesi [...] Gli ambasciatori hanno la tendenza a perdere il loro spirito critico verso il Paese dove sono accreditati. Noi, comunque, dobbiamo difendere la politica del nostro Paese. Il ruolo è spiegare le decisioni del governo [...] Cerco di avere più contatti possibili con le autorità in tutti i settori: vedo ministri, uomini politici, manager di gruppi italiani e di gruppi francesi. Bisogna fare di tutto per sviluppare i rapporti tra i nostri Paesi. Lo stesso vale per la cultura: cerchiamo di creare la fondazione ’Nuovi Mecenati’ per operazioni culturali nel mondo delle arti. Chirac, comunque, vuole che gli ambasciatori si occupino prima di tutto di questioni industriali ed economiche. Questa per il mondo diplomatico è una novità [...] Non conoscevo Bergamo ed è stata un’impressione fantastica. Anche Mantova è straordinaria» (Alain Elkann, ”La Stampa” 4/4/2004).