Varie, 11 dicembre 2002
GALATERI DI GENOLA Gabriele
GALATERI DI GENOLA Gabriele Roma 11 gennaio 1947. Manager. Presidente di Generali (dall’aprile 2011). Ex presidente di Telecom Italia, ex amministratore delegato Fiat (per sei mesi e mezzo nel 2002), ex presidente di Mediobanca • «Dicono sia timido. È soltanto basso profilo. Raccontano sia freddo. È solo educata riservatezza. Quella torinese. Meglio: sabauda. Di chi è figlio di un generale. E non ama i riflettori. E l’understatement, autentico, non l’ha scoperto in casa Agnelli ma lì certo ne ha fatto una seconda pelle. Non è un caso che Gabriele Galateri (di Genola e Suniglia, aggiungerebbe l’anagrafe, ma sui due terzi nobiliari del cognome preferisce sorvolare) proprio della dinastia Agnelli sia stato una stella. E che però per sedici anni, tutti quelli passati al fianco di Umberto a gestire insieme l’Ifil, sulle pagine dei giornali sia passato quasi inosservato. Prima delle vicende del Lingotto. Quando sui giornali, in pochi mesi, c’è finito. Controvoglia, naturalmente. Anche se di lui, proprio allora che la stella sembrava essersi spenta, proprio in quel dicembre che ha chiuso la sua parabola di amministratore delegato Fiat e ha diviso per un po’ la stessa famiglia Agnelli, i ritratti parlavano così: abile manager, gentiluomo, “sacrificato”. E amareggiato, forse. Ma riservato: altri parlavano, e a volte straparlavano, da lui mai una parola. Era stato così anche all’Ifil. Era l’amministratore delegato. Era l’uomo che, entrato in Fiat nel ’77 da direttore finanziario, con Umberto dall’86 aveva messo mano a quella piccola finanziaria che conteneva poco più di un pacchetto di titoli del Lingotto e sulla quale nessuno scommetteva granché. L’Ifil, all’epoca, qualcuno la definiva sarcasticamente “il garage”, il parcheggio delle azioni del Lingotto, la sistemazione trovata per Umberto costretto a lasciare la Fiat. Ma il piccolo dettaglio è che quel garage, nelle mani del tandem Agnelli-Galateri, si è trasformato presto in una ricchissima concessionaria di lusso. Quella che comprava Danone, Galbani, Rinascente, Alpitour, Arjo Wiggins, partecipazioni su partecipazioni, molto in Italia e molto in Francia, aziende da far crescere, portare su, rivendere. Comprava. E al momento giusto vendeva. E anno dopo anno gli utili si moltiplicavano. E i dividendi idem. E gli azionisti, e la dinastia torinese, ringraziavano. Umberto. E il braccio destro Galateri. Diventato così prezioso che sul finire degli anni ’90 divenne amministratore delegato anche dell’Ifi. Il regno dell’Avvocato. Al fianco comunque, anche lì, ancora di Umberto. Sembrava un sodalizio, personale e d’affari, indistruttibile. Tanto che, quando arriva la crisi Fiat e sono le banche a premere perché Umberto “sacrifichi” Galateri, stimatissimo, Umberto resiste per altrettanta stima. Di momenti neri del Lingotto ne hanno vissuti tanti, l’Ifil ha sempre retto e, anzi, aumentato i dividendi proprio grazie alle diversificazioni decise insieme: perché rinunciare a un manager prezioso? Anche questa crisi, si dice a Torino, come le altre passerà. Invece non succede. E allora vince, anche in quel corso Matteotti che è patria di Umberto, il piemontese senso del dovere e della responsabilità. Nemmeno Galateri, tra giugno e luglio 2002, ha molta voglia di trasferirsi al Lingotto. Dice: “Non sono un manager industriale”. Ma vogliono lui. Le pressioni sono tante. Umberto, alla fine, dirà sì. Puntualizzando, appunto: “L’Ifil ha dato alla Fiat preziose risorse finanziarie e, ora, anche manageriali”. Quel che accade solo pochi mesi più tardi, a dicembre, nessuno fuori dalla cerchia ristretta l’ha mai capito bene. Galateri, cui una volta è scappato detto un “potete rimproverarci di essere troppo sabaudi, ma certo non venditori di tappeti”, proprio perché venditore di tappeti non è va da Umberto e ripete: “Non sono un manager industriale, non è di me che ha bisogno la Fiat”. Umberto capisce. Ma, altrettanto sabaudo, deve viverla come una sorta di diserzione. Galateri aveva chiesto un mese. Umberto decide che, allora, tanto vale cambiare subito. Anche perché il vero bersaglio del blitz è Paolo Fresco. Va come va: “salta”, allora, solo Galateri. Non può tornare in Ifil, era già stato sostituito. È l’Avvocato a offrirgli l’Ifi. Con Umberto non resta ruggine, anzi, il top manager va anche in Toro per accompagnarla alla vendita, ma una certa “freddezza piemontese”, e tuttavia leale, probabilmente sì. Senza strascichi. “Galateri in Mediobanca? Per me va bene, è l’uomo giusto”, avrebbe risposto Agnelli alle domande delle banche italiane e dei soci francesi» (Raffaella Polato, “Corriere della Sera” 8/4/2003).«Figlio di un alto ufficiale dell’esercito, piemontese di razza, sposato con la signora Evelina Christillin vicepresidente vicario di Torino 2006, una figlia, laurea in legge e master of Business Administration della Columbia University, persona garbata e professionista puntiglioso, dopo un’esperienza al Banco di Roma come responsabile delle analisi finanziarie e poi dell’Ufficio finanziamenti internazionali, dal ’74 al ’76 lavora per la Saint Gobain, prima in Italia e poi in Francia dove stringe amicizie e rapporti che gli serviranno quando, chiamato da Cesare Romiti, nel 1977 approda al settore Finanza estera della Fiat e, soprattutto, in seguito al successivo passaggio all’Ifil di cui diventa amministratore delegato nel 1986. In questo ruolo si conquista la fiducia di Umberto Agnelli, oltre che dell’Avvocato, al punto che nel 1993 viene nominato direttore generale e ad anche del’Ifi, la cassaforte della famiglia Agnelli. Sportivo (gioca a tennis), schivo, poco amante della mondanità e dei salotti ai quali preferisce il suo tranquillo castello nella campagna cuneese o la spiaggia ligure di Varigotti, per quasi un decennio si occupa della strategia dell’Ifil che trasforma da piccola finanziaria in una forte società attiva e con successo nei settori della carta, degli alimentari, del turismo, della grande distribuzione. È all’Ifil che mostra le sue vere doti di finanziere con il fiuto per gli affari che riesce a condurre in porto anche grazie al suo carattere tenace, e che, nel giugno 2002, gli valgono la promozione al vertice operativo del Lingotto. Dopo le dimissioni di Cantarella, viene infatti richiamato in Fiat e, questa volta, con i gradi di amministratore delegato. È un po’ una sorpresa ma non per chi conosce l’uomo e i legami che ha con la famiglia Agnelli. Assieme a Paolo Fresco deve pilotare l’azienda verso il difficile risanamento che altri prima di lui hanno avviato ma senza successo. A lui si chiede il “miracolo” e molti sono convinti che riuscirà a compierlo anche perché, conosce l’azienda, gli Agnelli hanno fiducia in lui, lo hanno visto all’opera da tempo. E forse hanno un rapporto migliore di quello che hanno con l’Americano. […] Giorno dopo giorno sulle carte, nel tentativo di operare la quadratura del cerchio. Certamente ha messo in conto difficoltà e ostacoli non comuni, forse anche il rischio di un fallimento contro il quale si è impegnato» (s.t., “la Repubblica” 10/12/2002). «Sono molte le angolature da cui tentare di sintetizzare la sua personalissima avventura - romano di nascita, piemontese per costituzione ed educazione […] Una ricostruzione sintetica del percorso professionale ricorderebbe il suo approdo alla holding Fiat nel 1977 alla Direzione Finanza Estero per assumere il ruolo di Direttore Finanza del gruppo nell’83; il suo passaggio all’Ifil nell’86 quando Umberto Agnelli lo volle accanto a sé come amministratore delegato, ruolo che dal ’93 ha ricoperto anche nell’Ifi, ossia nella finanziaria di controllo dell’impero torinese dove l’avvocato Gianni Agnelli è presidente e il dottor Umberto vice presidente. […] Il dato di fondo da cui partire è però che ha sempre avuto come bussola la creazione di valore per gli azionisti. A qualunque cosa si sia dedicato - come testimonia la serie storica dei risultati dell’Ifil - in stretta connessione con Agnelli, è riuscito a creare valore: per i suoi azionisti, e per chi lavorava nelle aziende di volta in volta finite nel perimetro della holding di partecipazioni. Certamente si sarebbe divertito a sperimentare queste capacità, con una navigazione tranquilla, lungo percorsi ben definiti. Se è stato costretto a cambiare in piena gara i suoi vascelli, lo ha fatto per spirito di servizio: nell’interesse della Fiat. Proprio per rispondere alle urgenze della corazzata del Lingotto, si è trovato nelle condizioni di reinventarsi il futuro: due volte nell’arco di un decennio. E ogni volta l’Ifil non ha sbagliato un colpo. Una prima volta è successo a metà degli Anni Ottanta quando, per liquidare la Lafico (ossia Gheddafi) Ifil - conferite alla Fiat la Fidis, la Toro e la Rinascente - aveva in cassaforte solo un 6-7% del gruppo del Lingotto (allora si diceva di Corso Marconi) e 200 miliardi di liquidità. Si è reinventato un primo futuro partendo dall’alimentare e in cassa sono finite le acque minerali, la Galbani, quote di Bsn Danone e di Star e, in Francia, lo zucchero. La nuova frontiera dell’Ifil si è poi arricchita, via via, di alleanze e partecipazioni nel turismo (Alpitour, Club Med, gli hotel con Accor) fino a conquistare il gruppo Worms con Someal. Una seconda volta, una parziale riconversione di marcia è stata imposta dalla crisi della Fiat nei primi Anni Novanta: l’Ifil ha dovuto riprendersi la Rinascente, poi alleata con Auchan ed acquisire la Juventus. Reinventare il futuro, aggiustare il perimetro, costruire e sviluppare nuove traiettorie industriali, e ridisegnare i confini delle province nel momento opportuno è un compito davvero complesso. Lui - come gli riconosce la Business community - lo ha compiuto con lucidità e perizia: grazie alla capacità di coniugare rigore e moderazione, determinazione con affabilità, solide relazioni sul piano nazionale e internazionale con l’assoluto rifiuto delle furbizie e dei raggiri così usuali in campo finanziario. E lo ha fatto con grande understatement: con molto intuito ma senza arroganza, con diligenza e senza smania di primo piano. Con un buon lavoro di squadra, anche se, di volta in volta, cambiando il perimetro mutava anche la squadra» (“La Stampa”, 28/6/2002).