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 2002  dicembre 11 Mercoledì calendario

Alonso Fernando

• Oviedo (Spagna) 29 luglio 1981. Pilota di Formula 1. Dal 2010 alla Ferrari. Campione del mondo 2005 e 2006, su Renault, scuderia con la quale è tornato a correre nel 2008 dopo una tormentata esperienza alla McLaren • «[...] La prima volta di Fernando su F.1 fu un premio per la conquista del trofeo Nissan: non aveva ancora 18 anni. Sotto l’acqua di Jerez girò subito così forte che venne fermato dal box. Quel test fu l’anteprima a una brillante stagione in F.3000 nel corso della quale arrivò l’accordo con Flavio Briatore e un accordo per debuttare nel Mondiale 2001 con la Minardi. Dove impressionò fin dalla prima gara, mettendo in qualifica la sua monoposto davanti alle Prost di Burti e Mezzacane e staccando l’altra Minardi del compagno Tarso Marques addirittura di 2”6. I primati hanno accompagnato tutta la carriera di Alonso. stato il più giovane vincitore di un Mondiale kart, di una gara di F. Nissan e F.3000 e il trend è proseguito in F.1: 3° più giovane a debuttare dopo Mike Thackwell e Ricardo Rodriguez, più giovane a conquistare una pole position, a salire sul podio e a conquistare una vittoria (record battuti da Vettel) e a vincere il Mondiale (battuto poi da Hamilton). [...]» (Paolo Ianieri, ”La Gazzetta dello Sport” 1/10/2009) • «Cose che si conoscono delle Asturie: la ”fabada” (zuppa invernale a base di fave, sanguinacci e cotiche); le miniere e i minatori; le fabbriche di esplosivi, impiegati dai suddetti minatori e occasionalmente anche dai terroristi (è di lì che è arrivata la dinamite per gli attentati dell’11 marzo 2004); il ”cabrales” (formaggio dop in lizza per il titolo di più puzzolente del mondo); gli eredi al trono Felipe e Letizia, quest’ultima asturiana non solo per diritto araldico ma anche per l’anagrafe (è nata a Oviedo); le mucche, il latte e le montagne, di aspetto inquietantemente elvetizzante; Fernando Alonso. L’offerta gastronomica, come si vede, è allettante; quella paesaggistica, addirittura, incantevole. Eppure chi sceglie, come meta per le proprie vacanze, quel piccolo triangolino di terra affacciato sull’Atlantico e incastonato tra Galizia e Cantabria, lo fa generalmente per due ragioni: rendere omaggio alla casa natia di doña Letizia e cercare tracce del miglior pilota di Spagna e della sua infanzia. In un paese in cui il monoteismo calcistico è messo a dura prova dalle ripetute catastrofi della Selección […], Alonso si è infatti convertito nella principale alternativa di fede […]. Alonso, almeno, qualche miracolo lo fa. E lo fa in uno sport – l’automobilismo - in cui gli spagnoli vantano una tradizione inversamente proporzionale alla passione del pubblico e al numero di circuiti di velocità (i più importanti: Jerez, Jarama, Cheste e Montmeló). Qualche dato. Fernando Alonso è stato il più giovane vincitore di un Gran Premio (Ungheria del 2003), il primo spagnolo a vincere una gara di Formula 1 (idem) e il primo a issarsi al comando della classifica del mondiale. […] La carriera di Fernando Alonso è la storia di una vocazione forzosa: il papà era un appassionato di motori, le mani sempre piene di grasso, lo sguardo un po’ invasato dell’inventore pazzo. Ci aveva già provato con la figlia, costruendole un kart con le sue mani. Un giorno la portò in un circuito e le propose di scendere in pista. La sventurata rispose. A Fernando, invece, le macchine piacevano. A differenza di molti suoi colleghi, che hanno iniziato a gareggiare in maniera semiclandestina di nascosto da padri castranti e madri apprensive, ”Nano” ha sempre avuto l’appoggio della famiglia, che ha speso soldi, tempo ed energie per farlo diventare un campione. Intorno ai tredici anni, quando cominciava a frequentare i primi circuiti internazionali, papà José Luis lo andava a prendere a scuola il giovedì pomeriggio, lo caricava su una Peugeot fuligginosa e lo portava in Francia e in Italia per le gare. La domenica sera si ripartiva e Fernando tornava a scuola il martedì, con poche ore di sonno alle spalle, accartocciato sui sedili posteriori. All’epoca correva con il kart. Era così bravo che gareggiava sempre con quelli un po’ più grandi di lui. E vinceva. Poi ha vinto anche con la Formula Nissan e con la Formula 3000, ma ormai nella sua testa c’era già la Formula 1. La prima volta che gli fecero pilotare una monoposto, a Jerez nel 2000, girò più veloce di Barrichello, che aveva passato tutto il fine-settimana a provare. Cesare Fiorio, che lo aveva portato lì, lo redarguì con la condiscendente severità di un padre: ”Ti avevo detto di andare piano, non devi subito spaccare il mondo”. Risposta: ”Più piano di così non potevo andare”. Commento di Fiorio, qualche giorno dopo: ”come lui, alla sua età, ho visto solo Senna e Piquet”. […]» (Andrea De Benedetti, ”il manifesto” 22/3/2005). «Terzo tra i giovani debuttanti di tutti i tempi. Con 19 anni, sette mesi e sei giorni d’età, alla guida di una Minardi sale sul podio dell’immaginaria classifica dei piloti più giovani a esordire in una gara ufficiale di Formula 1. A fare meglio di lui solo Mike Thackwel, per un mese e qualche giorno, e Ricardo Rodriguez, per una differenza di nove giorni d’età. Una soddisfazione modesta ma pur sempre una soddisfazione […] Una cosa l’ha imparata fin da piccolo: la fortuna aiuta gli audaci. Suo padre, che operava nel campo degli esplosivi, gli ha trasmesso la passione per le cose difficili fin da quando, appena compiuti tre anni, lo infilò in un kart costruito in casa. Su quelle quattro ruotine si è fatto le ossa. Poi dal 1994 al 1998 ha dominato nei kart in Spagna, in Europa, nel mondo. Nel 1999 ha provato con le auto: l’Euro Open by Nissan e ha vinto collezionando sei vittorie e nove pole position. Nel 2000 su un circuito difficile come quello di Spa, ha vinto al volante di una F.3000 e ha impressionato i tecnici. Gabriele Rumi, l’ex patron della Minardi, l’ha messo subito sotto contratto per poi girarlo a Flavio Briatore, uno che di piloti se ne intende, e che, a sua volta, l’ha lasciato a maturare alla European Minardi» (Paolo Artemi, ”Corriere della Sera” 2/3/2001). «Fece prendere un mezzo colpo a Giancarlo Minardi, Gabriele Rumi e Cesare Fiorio che lo osservarono al primo test in F. 1, con la Minardi a Jerez, nel novembre del 1999 quando, nel giro di riscaldamento – lui che sino a quel momento non sapeva neppure come fosse fatta una monoposto della massima categoria – si presentò di traverso all’ultima curva, sotto il diluvio. Minardi urlò a Campos, che era il mentore di Alonso: ”Fermalo, mi distrugge la macchina!”. Poi, a vettura ferma, Minardi disse a Fernando: ”Guarda che questa è una Formula 1, vai più piano”. La risposta fu sorprendente: ”Ma io stavo davvero andando piano”. […] Ha ottenuto la sua prima pole position dopo appena 18 gran premi, mentre Michael Schumacher dovette attendere la 42ma gara» (Pino Allievi, ”La Gazzetta dello Sport” 24/3/2003). «[…] figlio di un posatore di esplosivi di Oviedo (nelle cave: meglio specificare, di questi tempi) dotato di un talento straordinario […]» (Pino Allievi, ”La Gazzetta dello Sport” 21/3/2005). «[…] Ne ha fatta di strada, il ragazzo di Oviedo che ai tempi in cui debuttava con la Minardi veniva chiamato Alfonso dai meccanici, cosa che lo faceva arrabbiare: ”Yo soy Alonso...”, puntualizzava. Ovviamente i mattacchioni non gli davano tregua: ”Dai, Alfonso, salta in macchina”. Lui, di rimando: ”Ti ho detto che mi chiamo Alonso”. E quelli: ”Su, Fernandel, non rompere le scatole, altrimenti si fa tardi”. Di solito finiva con una vendetta tra l’osceno e il feroce: l’Infante andava a fare pipì con i guanti e poi faceva il gesto di pulirsi sulla tuta di chi lo sfotteva. Episodi e goliardie dell’era del primissimo pelo. […] Sempre compunto e a posto, il look tenebroso da spagnolo sciupafemmine dosato con una certa classe, ma non di meno esibito con chiarezza, Alfonso ha tutte le carte in regola per essere un numero uno. Può essere personaggio, può piacere. Ed è pure bravo. […]» (Flavio Vanetti, ”Corriere della Sera” 21/3/2005).