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 2002  dicembre 11 Mercoledì calendario

ALMERIGHI

ALMERIGHI Mario Cagliari 28 settembre 1939. Giudice • «Un giudice simpatico e allampanato, leader della corrente dei Verdi, amico di Giovanni Falcone. Un integerrimo. Non ha mai fatto sconti a nessuno e infatti non è molto amato tra certi suoi colleghi. Tantomeno nel mondo della politica. Ma nel suo ragionamento non trova spazio l’identificazione di Palazzo di giustizia con un suk dove si comprano e vendono sentenze. […] ”Io non credo affatto che esista una questione morale tra i giudici. Esiste una questione morale nel Paese, questo sì. E siccome la magistratura ne è parte, dell’Italia, non essendo un’isola felice dei Caraibi, allora ecco che quindi anche tra noi magistrati ci sono stati dei fatti spiacevoli […] Ma direi di più. Da noi non esiste nemmeno una questione morale. C’è una questione legalità in Italia. Il grosso problema è che in grandissima parte questa questione sia sulle spalle della magistratura. Questo è patologico. Ha presente quando qualcuno dice che i magistrati dovrebbero fare un passo indietro? Io dico: ma la politica non dovrebbe fare uno, tre, dieci, cento passi avanti? Perché non si prende atto che la legalità è un valore fondante della democrazia? […] La storia giudiziaria ha evidenziato taluni elementi di patologia. Più di tanto, però, la magistratura non può fare. Non spetta ai magistrati trovare la cura di questa patologia. compito della politica. O forse nemmeno questo basta: è compito della cultura far capire che il principio di legalità è un valore fondante della democrazia […] Abbiamo visto quello che è successo in Germania con Kohl. Oppure in Spagna. O in Francia. E poi oltre i confini europei... evidente che è un problema di carattere generale. In Italia, però, c’è un problema in più: siccome il pubblico ministero è una figura indipendente, più autonoma dalla politica, finisce che il singolo pm si trova più esposto […] Il magistrato o l’ufficio giudiziario è più in prima linea. S’è visto anche con Tangentopoli. In quell’occasione s’è creata una finta aspettativa. sembrato quasi che, una volta arrestato un determinato numero di persone, la cosiddetta ”questione moral si sarebbe risolta da sé. E invece non è affatto così. La magistratura non può curare le patologie di un paese. La magistratura deve fare il suo dovere fino in fondo, ci mancherebbe. E in parte l’ha fatto evidenziando fatti delittuosi. Ma guai a confondere l’azione giudiziaria con il fatto politico. una ”fictio’. Una finzione”» (’Stampa” 26/6/2001).