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 2002  dicembre 10 Martedì calendario

ALFANO Angelino

ALFANO Angelino Agrigento 31 ottobre 1970. Politico. Dal giugno 2011 segretario del Pdl (il primo della storia, compresa Forza Italia). Avvocato, giornalista pubblicista. Eletto alla Camera nel 2001, 2006, 2008 (Forza Italia/Pdl). Ex ministro della Giustizia (Berlusconi IV, 2008-2011) • «[...] nel ’96 [...] a soli 25 anni l’enfant prodige veniva eletto all’Assemblea regionale, il parlamento dell’isola. [...] Già nella cerchia ristretta dei consiglieri di Palazzo Chigi nel 2001, relatore della Finanziaria 2003, infine l’incarico di coordinatore in Sicilia. [...] laurea in giurisprudenza alla Cattolica di Milano. [...] In politica Alfano entra sull’onda dei 8.975 voti di preferenza del ’96 (“Novemila voti meno 25”, come preferisce lui) che poi altro non sono che il pacchetto di famiglia. Figlio d’arte, Angelino. A 14 anni non si perde una seduta del Consiglio comunale di Agrigento, dove il papà, Angelo, fedelissimo del ras locale Dc Gaetano Trincanato, corrente Calogero Mannino, è prima consigliere, poi assessore, infine vice sindaco. “Papà mi ha insegnato che la politica è servire la gente, senza mettersi una lira in tasca, l’onestà quotidiana è il miglior antidoto alla mafia” ama ripetere. E in tv nel 2005 va a urlare dagli schermi di Rai2 che “la mafia fa schifo”. L’uscita sarà apprezzatissima da Berlusconi che poco dopo gli affida la gestione del partito monstre siciliano. È una sorta di bufala la notizia saltata fuori nel 2002, un video che lo ritrae a un matrimonio del ’96 in Sicilia in cui Alfano bacia gli sposi e anche il padre di lei, tale Croce Napoli, capomafia di Palma di Montechiaro, morto nel 2001. “Ma ero invitato dallo sposo, non conoscevo né lei né il padre” ha chiuso lui il caso che nessuna procura d’altronde aveva aperto. Siciliano mai “mascariato”, come si dice in gergo, mai coinvolto in vicende giudiziarie. “Appartengo a una generazione che andava alle elementari quando hanno ucciso Mattarella, alle media quando hanno ammazzato Dalla Chiesa, all’università quando sono saltati in aria Falcone e Borsellino. Noi abbiamo il marchio a fuoco dell’antimafia”» (Carmelo Lopapa, “la Repubblica” 7/5/2008) • «[...] “Pensavo di arrivare al secondo piano, l’ascensore sta montando velocemente verso l’attico, e io ho il timore di precipitare” [...] modestia che subito a Berlusconi piacque insieme alla giovane età, all’eloquio fluente ma mai indisponente, all’abito ordinato senza troppa eleganza, in quell’incontro in una notte del 2001 ad Arcore in cui il Cavaliere, sorpreso, gli disse “ma davvero lei è siciliano? La sento parlare in italiano...”. Tanto che lo volle deputato a Roma, e poi suo segretario politico personale. Raccontano che, nonostante gli elevati incarichi poi assunti - coordinatore siciliano di Forza Italia, uno dei responsabili della Costituente del Pdl - Alfano entri sempre a via del Plebiscito dalla porta secondaria, e inforcato l’ascensore s’infili subito al piano di Marinella, la mitica segretaria del Cavaliere, per arrivare alla sua stanza: quella che a palazzo una volta apparteneva a Gianni Letta. La storia di Angelino Alfano comincia in un paese siciliano dell’Agrigentino, Ioppolo Giancaxio, dove il padre insegnante (stesso mestiere della madre) era meglio noto come locale notabile della locale corrente fanfaniana. Il giovane Angelino, di famiglia dunque molto molto cattolica e molto molto democristiana, viene inviato a studiar legge, addirittura, alla Cattolica a Milano. Esperienza preziosa perché, dicono, il ragazzo “ne apprende una certa gesuitica consuetudine alle cose di mondo”: anni più tardi, il tutto si tramuterà nell’idea di una Fondazione per la Sussidiarietà con Maurizio Lupi ed Ermete Realacci, ma anche con Enrico Letta, che a sua volta ricambierà invitandolo a “Vedrò”, il vivaio degli under-40 di ogni schieramento, in un’amicizia strettissima con Monsignor Fisichella, in svariate presenze al Meeting di Rimini, tutte ottime occasioni di colloqui bipartisan. Tanto che una volta [...] forse spingendosi oltre se stesso, disse che “sull’Italia la penso come Matteo Colaninno”, e chissà se è ancora vero ora che quello siede nei banchi avversi. E dunque, fresco di laurea, il ventiquattrenne Angelino torna nella natia Agrigento, dove diventa consigliere comunale della Dc, tenendo per mano una compagna d’università con cui poi convola a nozze. Ragazza gelosissima, pare, e certo lui non è uno sciupafemmine, madre dei suoi due bambini. Nel 1994 ha la folgorazione per Forza Italia, e tenuto per mano stavolta da Gianfranco Micciché passa deputato regionale. Di più: Micciché a un certo punto gli propone di candidarsi governatore. Alfano accetta. Ma nel giro di una notte, invece, al suo posto va Totò Cuffaro. Alfano ottiene da Micciché, all’epoca potentissimo, il via libera per riparare a Roma, a Montecitorio. Lo scenario si ripete fedelmente quando si tratta [...] di trovare un sostituto a Cuffaro, dimessosi dopo la condanna per favoreggiamento a un mafioso: si punta su Lombardo. Alfano non ne fa certo mostra, ma se la prende: commissiona, e un giornale locale lo pubblica, un sondaggio nel quale il 70 per cento dei siciliani ha un sogno solo, andare a cena con Angelino Alfano. Di lui dicono tante cose. Che sia “fissato con la serie A e la Formula Uno”, ma non si tratta né del Milan né della Ferrari: si tratta della politica. Che la democristianissima abilità nel tessere e tranciare alleanze abbia spezzato il cuore a Micciché e a Stefania Prestigiacomo, e per via del fatto che oramai Alfano è il vero padrone del Pdl in Sicilia. Al momento, strettissimo è invece il legame con Schifani (“Angelino e Renatino”, li chiamano a via del Plebiscito). “Alfano è rock”, disse una volta il presidente del Senato. [...]» (Antonella Rampino, “La Stampa” 7/5/2008) • «[...] successore del viceministro Gianfranco Miccichè, [...] coordinatore di Berlusconi nell’isola. Un giovanissimo deputato con laurea alla Cattolica [...] Incoronato direttamente dal Cavaliere per telefono [...] Dopo che nel collegamento da Brancaccio, il Bronx palermitano di padre Puglisi, questo deputato finora schivo, poche interviste, l’aplomb dello studioso, aveva appena tuonato in diretta con quattro parole nette mai usate con tanta forza da nessun uomo politico nato e cresciuto ad Agrigento: “La mafia fa schifo”. Una sferzata. Un tuono. E una sorpresa per il Cavaliere, ad insaputa di Alfano davanti al televisore, a Roma, in via del Plebiscito dove il giovane deputato siciliano è di casa perché [...] gli fa da assistente. Arrivando ogni lunedì da Palermo [...] Ma è la sicurezza di questo deputato nel denunciare la sua rabbia contro Cosa Nostra, senza cedere al cliché delle generalizzazioni sulla Sicilia, che ha colpito Berlusconi. Al punto da far scattare un complimento pari ad una carriera assicurata: “Finalmente ho trovato chi mi può sostituire in tv”. Promosso quindi per chiamata diretta, senza concorsi e congressi. Solo un esame notturno. Inatteso nei modi. Perché Miccichè da tempo lo sponsorizzava, avendolo coltivato e piazzato proprio accanto al Cavaliere. Senza immaginare l’accelerazione improvvisa. Scattata quando Angelino ha sottratto argomenti antimafia perfino al sindaco comunista di Gela che gli stava accanto: “Io appartengo ad una generazione di ragazzi che andava alle elementari quando hanno ucciso Mattarella, alle medie quando hanno ammazzato Dalla Chiesa, all’università quando sono saltati in aria Falcone e Borsellino. Facevamo temi sulla legalità ed incontri con i giudici di trincea. Noi abbiamo il marchio a fuoco dell’antimafia”. Come combattere mafia e malaffare? Ecco l’antidoto di Alfano: “Lo stesso necessario per il rischio corruzione: mai mettersi un centesimo in tasca”. Appunto, legalità, lavoro e famiglia. Senza mai cadere in tentazione, senza cedere alla malia siciliana o alle insidie romane. Sotto tutti gli aspetti. Anche quelli privati. Con Angelino spesso solo la sera, fra piazza Navona e il Pantheon, dopo aver spento le luci in via del Plebiscito. [...]» (Felice Cavallaro, “Corriere della Sera” 2/2/2005). Berlusconi gli ha consigliato (ordinato?) di porre rimedio alla prematura calvizie: «[...] Ama gli abiti di gran sartoria, è longilineo e amico del sorriso. Pur essendo meridionale, appare uomo del fare. [...] ha una pelata che la fa apparire più in là con l’età. [...] “La politica costa tanto. Spendo al di sopra delle mie possibilità e vivo con gli scoperti bancari” [...]» (Antonello Caporale, “la Repubblica” 21/7/2005).