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 2002  dicembre 10 Martedì calendario

ALESSI Alberto

ALESSI Alberto Arona (Novara) 3 dicembre 1946. Imprenditore. Merchant de bonheur (mercante di felictà) secondo la definizione del grande designer francese Philippe Starck. «Lo stabilimento è nascosto sopra la strada della valle Strona che collega l’ultima sponda del Lago Maggiore alla prima del lago d’Orta. Dalle finestre del suo ufficio si vedono solo alberi. Qui ha fatto fortuna il nonno Giovanni, artigiano imprenditore che nel 1921 costruì a Crusinallo l’Officina per la lavorazione della lastra in ottone e alpacca con fonderia. [...] Un sorriso dolce. Gli occhi celesti. La voce bassa, con qualche pausa impacciata. Si potrebbe prendere per un tipo semplice, ritroso. La laurea in giurisprudenza chiusa in un cassetto appena presa. Trent’anni di lavoro in fabbrica. Una solida fortuna familiare alle spalle. Una firma che vuol dire qualità. Il potere (e le preoccupazioni) di mandare avanti il business pacificamente condiviso con i due fratelli, Michele e Alessio, lo zio Ettore, il cugino Michele e il nipote Stefano. Invece è un ”guerriero” forte e astuto. Dal 1972 ha dichiarato guerra alla tradizione domestica. Ha disarmato le casalinghe togliendo dalle loro mani vecchi mestoli e pignatte. E ha fatto entrare in cucina e sulla tavola il design raffinato, spesso d’avanguardia. ”Le ricerche più approfondite dimostrano chiaramente che esiste una relazione inconscia e profonda tra la donna e la pentola. La conserva anche quando ha il manico rotto, perché lì sono raccolte un’infinità di memorie. Con quella viene tutto meglio”. In questi decenni ha prodotto più di 200 prodotti di designer. Di questi, almeno dieci sono di grandi maestri. Da Ettore Sottsass ad Aldo Rossi, da Richard Sapper ad Achille Castiglioni, da Alessandro Mendini ad Hans Hollein, da Michael Graves a Ron Arad, da Jasper Morrison a Mario Botta, da Oscar Tusquets a Marco Zanuso, da Enzo Mari a Philippe Starck. ”Distinguo l’ambito progettuale in paranoico e matanoico. I paranoici sono i maestri come Sottsass e Mari, che affermano in modo perentorio ciò che è bello e il pubblico dovrebbe capirlo. In realtà la gente non capisce. L’esempio estremo è la frase di Mari, che dice: ”Quando faccio un progetto e si vende davvero bene, comincio a dubitare che non sia un buon design’. I metanoici, invece, sono quelli che si chinano sul pubblico e cercano di assecondarlo. Il campione è Stefano Giovannoni, anche molto criticato, ma non ne conosco un altro così bravo”. […] ”Quando ho presentato la collezione di plastica ai negozi leader, credevano che fossi diventato pazzo. Ma è stata proprio questa innovazione che ha abbassato in modo drastico l’età del nostro cliente. I giovani, che non compravano il metallo, sono stati affascinati da colore e forme. Così abbiamo conquistato anche il Giappone” […] ”Io dico ai miei collaboratori: se non mi lasciate fare un paio di fiaschi all’anno, dobbiamo preoccuparci. Per ogni progetto ci vogliono due anni di gestazione. Realizzare oggetti di qualità, che siano capiti da un largo pubblico, è una specie di miracolo” […] ”Non ci sono più bisogni insoddisfatti. Ma sogni. sull’immaginario che lavora il design. La poesia guida le mie scelte”» (Myriam De Cesco, ”Specchio” 26/1/2002).