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 2002  dicembre 09 Lunedì calendario

Hill Lynn

• Detroit (Stati Uniti) 3 gennaio 1961. Alpinista. A 14 anni ha iniziato ad arrampicare e a 16 ha visitato per la prima volta lo Yosemite. Nel 1986 partecipa alle prime gare di arrampicata. Professionista dal 1988, dal 1987 al 1992 ha vinto più di trenta competizioni internazionali, tra cui 5 Rock Master e una coppa del Mondo (1991). Nel 1990 si laurea in biologia a New York e diventa la prima donna a raggiungere il traguardo dell’8b+ sulla via Masse Critique, a Cimai nel sud della Francia. Nel 1992 è la prima donna che riesce a salire un 8ª a vista. Nel 1993 torna sullo Yosemite con la prima salita in libera dei 32 tiri della mitica via Nose del Capitan, 8a+. L’anno successivo ripete l’impresa in 23 ore firmando la prima rotpunkt della via: tutti i tiri da prima e senza cadere o riposare, impresa mai ripetuta finora, una delle più grandi salite della storia dell’arrampicata. La quota più alta raggiunta sono i 4810 del Peak in Kirgyzistan (’La Gazzetta dello Sport” 8/12/2002) • «Una Jane Fonda dagli occhi penetranti e dal carattere d’acciaio. Una donna che respira al tempo della roccia, che la vive e la conosce come mai nessuna prima. ”Molti uomini arrampicano di forza, le donne lavorano più sull’armonia e sulla fluidità, hanno un contatto quasi carnale con la roccia”. Inizia ad arrampicare a Joshua Tree, in piano deserto del Mojave. Inizia con il fidanzato della sorella, Chuck Bludworth. Si parte il venerdì e si torna la domenica e sembra di vivere insieme a Jack Kerouac, on the road. Auto immense, attrezzatura nel bagagliaio, il sogno americano del weekend fuori città diventa verticale. L’importante è stupire, tentare passaggi sempre più estremi e non importa se per trovare un appiglio inesistente ci si impiega un’intera giornata. Il fenomeno è John Yablonsky, Yabo, e riesce a scalare un 8b nudo al chiaro di luna. Messner e Bonatti sono lontani anni luce nei loro mondi di ghiaccio. Lynn non ama le montagne, quelle troppo alte almeno. Le fanno paura, fa troppo freddo. Lei così piccola, 157 cm, è la regina del granito e del calcare, anche se è svantaggiata quando deve allungarsi per una presa. Ma ha coraggio, è testarda e quando sale sembra un camaleonte, assume il colore della roccia. Cresce in fretta l’arrampicatrice e vola sul Nose di El Capitan. Poco importa se deve trascinarsi Dean, un ragazzo simpatico, che fatica ad addormentarsi sull’amaca a 500 metri da terra e la mattina deve fumare una sigaretta per vincere la paura e riprendere a salire. Insieme all’amica Mari lo porta in vetta, sollevandolo di peso. Ma la rivoluzione non è finita. Rotte le barriere dell’alpinismo classico, c’è spazio per tutto. Con il fidanzato, John Long, vive buttandosi dagli aerei attaccata a un cavo stile bungee jumping o arrampicandosi sulle mongolfiere, per una trasmissione tv. ”Pagavano bene”. E se in Europa organizzano gare di arrampicata, quasi un sacrilegio, lei c’è. Il suo è un viaggio sempre più a Est. Prima si sposta sulle falesie di Gunks, vicino a New York, e si sposa, in parete, con Russ Raffa. Poi arriva in Europa, la Mecca dei nuovi montanari. Ad Arco di Trento organizzano la prima gara di arrampicata della storia, nel 1989 debutta la coppa del Mondo. La rivale è Catherine Destivelle, la parete ora è indoor, a Parigi Bercy. La tensione è agonistica: scompare la paura, l’importante è essere veloci e toccare il punto più alto nel minor tempo possibile. I maratoneti delle big wall diventano centometristi del sintetico. Una, due, tre vite: Jane Fonda, Marion Jones e ora Carla Fracci. Lynn Hill è questo è altro ancora. ”Scalare a mani nude è un balletto di gesti”. Per questo torna in parete. ”Ogni persona ha più vite. La mia nuova esistenza è cominciata nel 1989, a Baux, in Provenza. Il 9 maggio. Ero su una falesia, mi sono dimenticata di finire il nodo della corda di richiamo. Il sole era a picco, il paese color pastello in basso, lontano. Finché ho sentito un soffio dell’aria sulla guancia. Ventitré metri di arrampicata, ventitré metri di caduta, un condominio di sette piani in due secondi. Gli alpinisti attorno mi hanno detto che lanciai un urlo terribile. Sono atterrata su un albero, che ha ammortizzato l’impatto, poi ho colpito il suolo e sono rimbalzata per più di un metro, come un pallone. Tutti i legamenti del braccio sinistro rotti, il gomito esploso, il viso come un pallone da calcio... Ma ero viva”. La sua nuova vita si chiama Madagascar, Vietnam, Cortina d’Ampezzo. ”Fare una foto pubblicitaria con abiti scollati, collana di perle e calze a rete o trovarsi a 100 metri da terra, non cambia niente. Io sono sempre la stessa donna. Con le mie passioni”» (’La Gazzetta dello Sport” 8/12/2002).