Costanzo Costantini, ìIl Messaggeroî, 25/11/2002, pag 17, 25 novembre 2002
Lo scultore Giacomo Manzù amava le sedie, e le rappresentava spesso nelle sue opere, perché gli ricordavano quella del padre, ciabattino per mestiere e nei ritagli di tempo sacrestano nella chiesa di Sant’Alessandro in Colonna (Bergamo bassa), per sfamare i suoi quattordici o quindici figli
Lo scultore Giacomo Manzù amava le sedie, e le rappresentava spesso nelle sue opere, perché gli ricordavano quella del padre, ciabattino per mestiere e nei ritagli di tempo sacrestano nella chiesa di Sant’Alessandro in Colonna (Bergamo bassa), per sfamare i suoi quattordici o quindici figli. Manzù conservò la sedia del padre in una teca di vetro come «un portafortuna, un talismano, un oggetto sacro».