Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  novembre 25 Lunedì calendario

Lo scultore Giacomo Manzù amava le sedie, e le rappresentava spesso nelle sue opere, perché gli ricordavano quella del padre, ciabattino per mestiere e nei ritagli di tempo sacrestano nella chiesa di Sant’Alessandro in Colonna (Bergamo bassa), per sfamare i suoi quattordici o quindici figli

Lo scultore Giacomo Manzù amava le sedie, e le rappresentava spesso nelle sue opere, perché gli ricordavano quella del padre, ciabattino per mestiere e nei ritagli di tempo sacrestano nella chiesa di Sant’Alessandro in Colonna (Bergamo bassa), per sfamare i suoi quattordici o quindici figli. Manzù conservò la sedia del padre in una teca di vetro come «un portafortuna, un talismano, un oggetto sacro».