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 2002  dicembre 06 Venerdì calendario

Castiglioni Achille

• Milano 16 febbraio 1918, Milano 2 dicembre 2002. Architetto e designer • «Uno dei padri fondatori dello stile italiano […] Un perenne ragazzo che è stato comunque capace di cambiare il modo di vivere della gente con le sue lampade Arco e Tojo, con il suo Radiofonografo RR126, con il suo vassoio Mate e con una serie infinita di oggetti che fanno parte ormai del nostro paesaggio domestico. […] Suo padre Giannino era stato scultore di una certa notorietà. I suoi fratelli maggiori Livio (1911- 1979) e Pier Giacomo ( 1913-1968) furono i primi compagni di sperimentazione industriale di quel ragazzo che in famiglia chiamavano affettuosamente Cici e che si laureò in architettura nel 1944, naturalmente al Politecnico di Milano. […] “Abbiamo lavorato insieme tutti e tre fino agli Anni Cinquanta: dietro ogni nostro progetto c’era sempre un confronto, una ricerca”. Sarà proprio quella sua voglia di ricerca che contrassegnerà l’intera produzione. Particolarmente stretto sarà il suo rapporto con Pier Giacomo(mentre Livio preferirà occuparsi invece di radiofonia) con il quale creerà oggetti intramontabili e “internazionali” (tanto da essere esposti al Victoria and Albert Museum di Londra o al Kunstgewerbe-Museum di Zurigo). Come lo sgabello Mezzadro o la lampada Luminator (premiata con uno dei sette “Compasso d’oro” da lui collezionati). Il nome Castiglioni entra ufficialmente nella storia del design nel 1940, durante la settima Triennale di Milano. In questa occasione i fratelli Castiglioni, insieme a Luigi Caccia Dominioni, presentano un apparecchio radio rivoluzionario (l’RR126) “concepito in funzione delle condizioni imposte dalla struttura della produzione industriale”. Dunque, nel segno del “progetto industriale”. Da allora la sua vicenda è stata un’interrotta sequenza di oggetti perché ha disegnato molto, anzi moltissimo ma lo ha fatto (fino all’ultimo) con grande leggerezza, nel suo studio affacciato su uno dei luoghi storici di Milano, il Castello Sforzesco. Sono così nati il suo Padiglione Rai alla Fiera di Milano (del 1956) e l’allestimento per la sezione Industrial Design della Triennale (del 1957) contrassegnati da un costante “studio di spazi, volumi, colori”. Al pari di quegli oggetti inventati per la casa che “hanno aperto nuove frontiere nella ricerca sui processi di progettazione” (proprio per questo strettissimi furono i rapporti con le industrie: da Alessi a Driade, da Flos a Phonola, da Knoll a Zanotta). Sul Dizionario enciclopedico di Architettura e di Urbanistica Achille (e i suoi fratelli) vengono definiti “specialisti dell’architettura di interni e del design il cui nome è legato alla migliore produzione italiana degli oggetti di uso quotidiano”. La stessa Enciclopedia parla di una ricerca, la loro, “che dopo un’esperienza razionalista si rivolge verso un’ironica rivisitazione dell’eclettismo borghese”. Definizione che riguarda in particolare le prime opere (come la Chiesa di San Gabriele a Milano) ma che ben si può adattare anche ai lavori successivi: dalla poltrona Sanluca alla “soluzione di arredo” per la Birreria Splugen di Milano, dalla lampada Ipotenusa al sedile per giardino Allunaggio, dai contenitori per olio e aceto al portacenere a spirale, dalla fontana di marmo alla cuffia per traduzioni simultanee, dall’orologio da polso alla maniglia. Ma al di là dell’impegno progettuale, altrettanto fondamentale sarà per lui quello che potrebbe essere definito “il suo lato didattico”. Inseguendo questa sua voglia di educare (al buon gusto e un’idea di pulizia delle forme) sarà così presente alla Triennale di Milano sin dal 1947 (come membro del Comitato ordinatore, con allestimenti o con le sue opere) mentre nel 1956 sarà tra i padri fondatori dell’Associazione per il Design industriale (l’Adi). Diceva “che il design deve comunque sollecitare un comportamento, educare a capire il senso delle cose”. Anche per questo era considerato “uno dei più autorevoli designer di questo secolo, capace di reinventare apparecchi per l’illuminazione, sedute, tavoli che hanno fatto la storia del design”. Era considerato una sorta di emblema del design made in Italy (come Zanuso, Ponti e Munari). Forse per questo il Museum of Art di New York (il mitico Moma) gli aveva dedicato nel 1997 “la più grande antologica mai vista per un designer italiano”: un lungo viaggio attraverso lampade, telefoni, sedie, posate. Per raccontare l’incanto di questo grande vecchio che aveva saputo conservare l’animo di un bambino. Fino all’ultimo» (Stefano Bucci, “Corriere della Sera” 5/12/2002).