Varie, 5 dicembre 2002
BERRUTI Massimo Maria
BERRUTI Massimo Maria Lagonegro (Potenza) 1 maggio 1949. Avvocato. Politico. Dal 1996 deputato (Forza Italia, Pdl). Il 24 febbraio 2011 la Corte d’appello di Milano lo condannò a 2 anni e 10 mesi per riciclaggio (484mila franchi svizzeri di provenienza illecita, un prelievo in contanti effettuato il 21 novembre del 1995 dal conto Jasran, alla Sbs di Lugano), reato interamente coperto dall’indulto • «Ex capitano della Guardia di finanza, ex consulente della Fininvest, […] Sarebbe stato lui, insieme ai fratelli Graviano e al costruttore Gianni Ienna, il “tramite” tra Cosa nostra e Forza Italia. E attraverso lui Cosa nostra avrebbe avuto le “garanzie” che Forza Italia sarebbe andata incontro alle richieste della mafia. Il suo nome è citato decine di volte da Giuffrè. Un nome già noto a diverse magistrature, da Milano a Firenze (dov’era stato indagato nell’ambito delle inchieste sulle stragi del ’93) a Caltanissetta. […] Ha conosciuto anche il carcere, nel 1994, nell’ambito dell’inchiesta per i contratti miliardari ai giocatori del Milan Gullit e Van Basten. Il suo nome è poi famoso per la vicenda del “pass” di Palazzo Chigi. L’8 giugno 1994 entrò appunto a Palazzo Chigi con un permesso che fu sequestrato dai pm di Mani pulite nell’inchiesta sulle tangenti alla Finanza. L’interessato negò di aver incontrato Berlusconi. Poco dopo essere uscito, però, telefonò a un finanziere per depistare le indagini. La vicenda è sfociata in una condanna definitiva per favoreggiamento. In Sicilia è finito in altre indagini, in quelle mafiose. Prima è stato chiamato in causa per i rapporti con il boss di Sciacca Salvatore Di Gangi. Poi l’hanno chiamato in causa tre pentiti che dicono tutti e tre la stessa cosa: “Era lui l’uomo che teneva i contatti tra la Fininvest e Cosa nostra quando stava nascendo Forza Italia”. Aveva incontrato la prima volta Silvio Berlusconi nel 1979 quand’era ufficiale della Guardia di finanza e indagava sulla Edilnord per reati finanziari. Ben presto lasciò la divisa e diventò consulente del gruppo Fininvest con l’incarico di cercare voti per il neopartito Forza Italia. Ed è nel 1994 che finisce nelle prime indagini di mafia quando un rapporto dei carabinieri di Agrigento lo indica vicino al boss mafioso Salvatore Di Gangi sospettandolo di avere riciclato soldi sporchi. Poi, dopo le stragi del ’92 e del ’93, arrivano i primi pentiti che lo accusano di avere fatto da “tramite” tra Cosa nostra, la Fininvest e Forza Italia. Il primo a chiamarlo in causa era stato l’ex “ministro dei lavori pubblici” di Cosa nostra Angelo Siino che, parlando con Antonino Gioè (suicida e coinvolto nella strage di Capaci), apprende il ruolo dell’avvocato Berruti. Anche Giovanni Brusca dice la stessa cosa. […] L’ultimo pentito di mafia, Giuffrè, lo accusa senza mezzi termini di avere fatto l’“ambasciatore” tra Cosa nostra e Forza Italia. Non solo, ma attraverso lui sarebbero arrivate le “aranzie” a Provenzano» (f.v., “la Repubblica” 4/12/2002).