varie, 4 dicembre 2002
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ALAIA Azzedine Tunisi (Tunisia) 1940. Stilista. « diventato celebre per aver lanciato (o meglio rilanciato) l’importanza del fondo schiena non solo nella seduzione, ma anche nell’eleganza femminile
ALAIA Azzedine Tunisi (Tunisia) 1940. Stilista. « diventato celebre per aver lanciato (o meglio rilanciato) l’importanza del fondo schiena non solo nella seduzione, ma anche nell’eleganza femminile. Detta senza mezzi termini: i suoi scolli, le sue trasparenze, le sue fasciature aggrediscono i fianchi e puntano sull’osso sacro. Single, abita a Parigi fin dal 1957, dove ha collaborato in passato con Christian Dior e Guy Laroche prima di aprire il suo atelier. Era il 1965. Il successo arriverà alla fine degli anni Ottanta grazie allo scandalo dei glutei scoperti» (Ian Phillips, ”Te Independent” ottobre 1998). stato lui a lanciare Naomi Campbell: «La prima volta che la vidi […] pensai: ”Caspita!”. In lei qualcosa mi ricordava Josephine Baker. Le chiesi di infilarsi il primo abito che le capitava, tanto per provare. Allora aveva appena sedici anni, non era neanche completamente sviluppata. Però il suo fisico straordinario lo intuivo. Così le chiesi di sfilare. Dovetti telefonare alla madre per il permesso: ”Va bene, ma la faccia rimanere a casa sua”. Allora non diceva una parola di francese, e io d’inglese. Di giorno non c’erano problemi, perché eravamo circondati da persone che potevano tradurre. Ma la sera eravamo soli, per capirci, dovevo chiamare la madre a Londra, che un po’ di francese lo sa.. All’inizio dormiva su un materasso, ma scappava dalla finestra per andare in discoteca. Così la feci salire nella stanza sopra la mia per tenerla d’occhio. Oppure le davo il mio letto, e io dormivo sul materasso. Per controllarla meglio. Di notte passava ore al telefono, dovevo stare con gli occhi aperti perché smettesse. Sgusciava fuori dal letto, prendeva il telefono, si infilava sotto le coperte e cominciava a parlare di nascosto. ”Smettila di chiamare in internazionale” gridavo». La Campbell: «Ha visto qualcosa in me, prima di altri, mi ha insegnato ad avere fiducia, quando ho iniziato a sfilare, non sapevo come affrontare la passerella, lui mi ha dato la forza per farlo. E così anche gli altri hanno cominciato a notarmi: ero la ragazzina scoperta da Azzedine. Mi ha insegnato il mestiere e come ci si comporta nella vita […] Disegna quando gli va, inventa cose nuove, senza seguire un programma. Lavora secondo i propri ritmi, magari la notte fino alle tre o le quattro del mattino. Non avrebbe neanche bisogno di sfilare, tanto i clienti vanno nel suo atelier e comprano i suoi modelli comunque. straordinario: capisce il corpo di una donna meglio di ogni altro stilista. Per questo lo rispettano. Il successo non lo ha cambiato, lavora come se fossero gli anni del debutto, esamina ogni singolo modello, controlla ogni dettaglio. Nulla esce dall’atelier senza che sia stato ispezionato, ritoccato, ricucito dalle sue mani» (’Il Venerdì”, 30/10/1998).