Varie, 4 dicembre 2002
ALAGNA
ALAGNA Roberto Clichy-sous-Bois (Francia) 7 giugno 1963. Tenore • «Franco siciliano, assai fotogenico, è dotato di un’eccellente musicalità. Elvio Giudici, il più raffinato studioso di voci belcantiste in circolazione, descrive così il suo stato di grazia nelle vesti del Nemorino dell’Elisir d’amore di Donizetti: ”Voce molto bella nel timbro pieno, squillante, singolarmente luminoso, mantenuto omogeneo nel colore e nella sonorità di un’emissione benissimo appoggiata e controllata, che gli consente di sfumare e variare il fraseggio”. ”Di stagione in stagione però – obietta Giancarlo Landini, opinion leader della rivista ”Opera” – spinto da un’incomprensibile fregola, ha affrontato ruoli sempre più onerosi. un peso piuma di classe che ha deciso di sfidare Cassius Clay”» (Riccardo Lenzi, ”L’Espresso” 30/5/2002) • Radames in Aida di Verdi nella versione kolossal di Zeffirelli, il 10 dicembre 2006, prima recita del turno abbonati della Scala, conclusa la romanza ”Celeste Aida” fra applausi ma anche dissensi e ”buu” dal loggione, ha alzato il braccio con un perentorio pugno chiuso e lasciato il palcoscenico (cosa mai accaduta prima). Alberto Mattioli: «Chi era in teatro assicura che le reazioni della platea non erano state disastrose. Era il primo pubblico ”vero” ad ascoltare quest’Aida, cioè un pubblico non di ministri, petrolieri, giornalisti, invitati, imbucati, nani e ballerine, ma quello degli abbonati del turno A che alla Scala ci vanno da una vita cacciando i ”dané”, e pure non pochi. In effetti c’era stato l’applauso che accoglie ogni Radames che deve iniziare l’opera a gola fredda arrampicandosi sul pentagramma come Bugno sul Pordoi. Applauso fiacco, magari, ma, insomma, applauso. Però, per disgrazia della Scala e di Alagna, un loggionista ha fatto l’errore di gridare ”Bravo!”. Al che è partita una raffica di ”Ma che bravo!”, qualche fischio e diversi ”Buuu!”. Niente di grave: alla Scala si è sentito ben di peggio, da entrambi i lati del palcoscenico. Ma per i nervi di Alagna è stato fin troppo» (Alberto Mattioli, ”La Stampa” 11/12/2006) • «Me ne sono andato perché era tutto preparato e io non merito questa accoglienza. Sapevo che avrebbero fischiato, erano prevenuti. Ho sentito un buu appena entrato in scena, prima ancora di iniziare a cantare» (Luigi Di Fronzo, Paola Zonca, ”la Repubblica” 11/12/2006) • Già dopo la prima si era lamentato: «Sono stato bravissimo, peggio per chi non l’ha capito. Alla Scala non tornerò più. Non è un teatro, è un’arena. I professionisti qui sono manipolati. Do il cuore e il sangue quando canto. Ho fatto il si bemolle acuto e poi ribadito all’ottava sotto, quindi ho aggiunto una frase, e questo è passato inosservato. Non si è parlato del lavoro minuzioso sul fraseggio, del colore della voce, del pathos. Con Zeffirelli e con Chailly ho avuto un feeling perfetto. Ma con quale risultato?» (Laura Dubini, ”Corriere della Sera” 11/12/2006). E poi: « la prima volta che in 20 anni di carriera ricevo dei ”buu”. So bene che fanno parte del gioco. Alla Scala persino Pavarotti li ha dovuti subire. Li avrei accettati se avessi steccato, ma sono certo d’aver cantato bene. Ma così ”doveva” andare. Qualcuno così aveva deciso. Dopo una settimana che ero a Milano, una telefonata anonima mi avverte: ”Quando canterai Un esercito di prodi, qualcuno in sala griderà: ne basta uno. Io che vivo a Parigi ho faticato a capire che si trattava di una battuta diretta al capo del governo italiano”» (Giuseppina Manin, ”Corriere della Sera” 12/12/2006) • Il direttore Chailly ha continuato accompagnando Amneris nel ”Quale insolita gioia nel tuo sguardo...”, Alagna è stato sostituito da Antonello Palombi, prima in jeans e poi nel costume di scena. Enrico Girardi: «Dirà che la colpa è dei critici, che avrebbero condizionato il giudizio del pubblico, o del sistema attuale, che privilegia direttori e registi ai cantanti: queste sì, sono note ”stonate” che un buon tenore come lui potrebbe risparmiarsi. Ha sbagliato un rigore. Capita. Un giocatore, come si dice in gergo sportivo, ”con gli attributi”, si fa coraggio e dà l’anima per trasformare il fischio in applauso. Sa che a curve e loggioni basta poco per portarti dalle stalle alle stelle e viceversa. Ma è più facile giocare in trasferta a Sanremo che restare a San Siro e mettercela tutta pur di ”tornare vincitor”...» (’Corriere della Sera” 11/12/2006) • Il tenore Walter Fraccaro: «Ha ceduto allo stress. stato un gesto inconsulto. Come la testata di Zidane a Materazzi» (’La Stampa” 12/12/2006) • Massimo Gramellini: «Irascibile, irresponsabile, vittimista ma soprattutto geloso, egli incarna i principali difetti dell’uomo moderno. Ma è proprio questo a rendercelo così vicino. Il prode Alagna era sicuro che la ”prima” della Scala avrebbe fatto di lui il nuovo Pavarotti. Ma aveva sottovalutato quella vecchia lenza di Zeffirelli, che ha trasformato l’opera di Verdi in un video di Mtv, dove le immagini contano più della musica e i glutei danzanti di Bolle, generosamente esibiti per soli quattro minuti, hanno finito per oscurare tutto il resto, a cominciare dalla gola dell’ambizioso Radamès. Bastava origliare i commenti del pubblico femminile e della potentissima lobby interessata ai pacs per cogliere il vero trionfatore della serata: il bel ballerino. A lui gli applausi, le foto sui giornali, la passerella televisiva da Fazio. A quell’intruso. Come se Alagna irrompesse sul palco del ”Lago dei cigni” per cantare ”’O sole mio” e il giorno dopo, invece che del balletto, tutti parlassero del suo do di petto. Perdoniamolo, prima che sia troppo tardi. Già danno per certa la sua presenza al festival di Sanremo. Persa la possibilità di essere Pavarotti, proverà a diventare almeno Bocelli. Ma se a metà canzonetta spunta Bolle in tutù e Alagna comincia a mordergli i glutei come un rottweiler affamato, poi non diteci che non vi avevamo avvertiti» (Massimo Gramellini, ”La Stampa” 13/12/2006) • Due giorni dopo i fatti dell’Aida, la moglie Angela Gheorghiu, soprano, ha lasciato la produzione del Don Carlo, in cartellone al Covent Garden di Londra, ufficialmente «perché non si sente a suo agio nel ruolo di Elisabetta», secondo le voci perché in disaccordo col direttore Antonio Pappano (a. fol., p. z., ”la Repubblica” 13/12/2006). In precedenza, a Ravenna, se n’era andata durante le prove di Pagliacci per un rimprovero di Muti (Enrico Girardi, ”Corriere della Sera” 11/12/2006).